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mercoledì 7 marzo 2012

EXCURSIONE

E' STATO UN GIRETTO UN PO' STRANO QUELLO DI DOMENICA...
LA STAGIONE FINE INVERNO RIESCE SEMPRE A LASCIARTI BASITO PRATICAMENTE NN CI PRENDI MAI!
SIAMO PARTITI DA CASA ATTREZZATI DI TUTTO PUNTO MA I DIECI GRADI E L'ASSOLUTA MANCANZA DI NEVE A "CASULLE" CI HA FATTO PROPENDERE X SVUOTARE UN PO' GLI ZAINI E LASCIARE LE CIASPOLE IN AUTO ( A PARTE DAVIDINO).
E INVECE COME SE CI FOSSIMO TIRATI UNA SFIGA COLOSSALE LA NEVE C'ERA E ANCHE SCOMODA.... DAL GRAN MOGOL FINO AL LIBRO APERTO E' STATO UN CONTINUO AFFONDARE DAI 10CM AL METRO TANTO DA BAGNARSI ANCHE GLI SLIP!!!
CMQ SIAMO RIUSCITI LO STESSO A TENERE UN BUON RITMO E A DIVERTIRCI UN PO'



VI POSTO QUALCHE FOTO CHE DOVREBBE RENDERE L'IDEA DELLE PENDENZE AFFRONTATE - VEDI AD ESEMPIO QUELLA DEL MICK NEL TRAVERSO SOTTO IL PIZZO DELLE STECCHE -

sabato 14 gennaio 2012

DIEGO VS LIONEL

SOLITA DISCUSSIONE DA PENSIONATI SU CHI SIA MEGLIO.... NN SI PUO' DECIDERE RAZIONALMENTE, PERO' PERO' SE TI SENTI UN FENOMENO A CALCIO E GLI ALTRI VOGLIONO SMORZARTI TI DICONO:" GUARDA CHE NN SEI MARADONA" E NON "GUARDA CHE NN SEI MESSI"

mercoledì 14 dicembre 2011

RINGIOVANIRE 10 ANNI

GUARDATE IL GODIMENTO DEL MICK.....DOPO 10 ANNI DI NUOVO SOTTO LE 4 ORE

sabato 10 dicembre 2011

GRANDE ATTESA X LA PARTECIPAZIONE DEL MICK JIM ALLA 15° MARATONA DI REGGIO
...AI POSTERI L'ARDUA SENTENZA...

martedì 1 novembre 2011

ACQUA MARCIA

EH SI..QUEST'ANNO HO CAZZEGGIATO CON LA CORSA MA HO POI COMPENSATO CON I TREKKING. SE CONTINUO COSI' TRA POCHI ANNI POTRO' FARE PARTE DEGLI OLD TRAPPERS...NN CHE LA COSA MI ISPIRI + DI TANTO MA E' PUR SEMPRE UN RICONOSCIMENTO,INSIGNIFICANTE, MA UN SEGNO. ANCHE STAVOLTA SI PARTE X LA VALLE DELL'OSPITALE DA CAPANNA TASSONI. LA GIORNATA, CHE IN PIANURA E' GRIGIA E UMIDA, IN QUOTA E' FANTASTICA. MI RENDO CONTO DOPO POCHI METRI DI ASCESA NEL BOSCO CHE LA CRAFT A MANICA CORTA E' QUASI TROPPO...
TUTTA UNA TIRATA FINO A CROCE ARCANA DOVE, STRANAMENTE, LO YETI NN E' PRESENTE RENDENDO LA GIORNATA ANCORA + FENOMENALE E PERMETTENDOCI LA MANICA CORTA TUTTO IL GIORNO. SIAMO IO E DAVIDE, LA MIA GUIDA ORAMAI CONSOLIDATA, XCHE' MICK E' A FARE UNA MEZZA MARATONA IN SALITA NEL REGGIANO. SCATTO UNA FOTO ALLA CROCE DAL VERSANTE TOSCANO XCHE' IL CIELO E I COLORI MERITANO UN RICORDO MA L'IMMAGINE NN RENDE L'OCCHIO CHE AVEVA. SONO ABBASTANZA IN FORMA E PRENDO IO IL PASSO PER L'ASCESA AL PIZZO E POI VIA VIA NEI SALISCENDI ,ALCUNI IMPEGNATIVI MA BREVI, FINO ALL'ACQUA MARCIA. DA LI VERSO CIMA TAUFFI AUMENTA LA PENDENZA E COME AL SOLITO SOFFRO UN PO' ... ARRIVO CMQ E POI IL CRINALE DI CONFINE, IL SENTIERO 00 E' PER ME SPETTACOLARE: SI PASSA DAI PRATONI ALLE ROCCE , DAL PIANO A STRAPPETTI IMPEGNATIVI, SI SALE E SI SCENDE CONTINUAMENTE. QUANDO POI SI ARRIVA AL LANCINO LO SPETTACOLO E' SEMPRE IMPORTANTE: L'ABETONE SEMBRA A DUE PASSI E IL CIMONE PURE. CMQ PRIMA, A CIMA TAUFFI, AVEVAMO SCAMBIATO QUALCHE PAROLA CON UN GRUPPO CHE ERA SALITO DAL COLOMBANO VIA SCAFFA DELLE ROSE....CHE ERA STATO IL NS SENTIERO DI RITORNO AI TABURRI QUALCHE SETTIMANA FA. SONO LE 12.30, CALCOLIAMO IL TEMPO CHE CI VORREBBE PER AGGUANTARE LA VETTA DEL LIBRO APERTO MA IO NN SONO TROPPO CONVINTO. PER PRIMA COSA MI SALE IL BATTITO IN FRETTA QUANDO AUMENTA LA PENDENZA E SO CHE CI SONO ANCORA 250MT DI DISLIVELLO MASSIMO(UN PO' DI + TOTALI), 1 ORA E MEZZA DI CAMMINO A CUI SI AGGIUNGEREBBE UN'ALTRA X IL RITORNO E POI...IL LIBRO L'HO GIA' SBAGLIATO CON LE CIASPOLE E CON LA PIOGGIA...VORREI AFFRONTARLO BELLO DECISO! CMQ DECIDIAMO DI AVVIARCI VERSO DI LUI UGUALMENTE, TANTO SAPPIAMO CHE VARI SENTIERI CI PERMETTEREBBERO DI RIENTRARE PRATICAMENTE QUANDO VOGLIAMO. INFATTI VESO LE 13.15 CHIEDO A DAVIDE DI FERMARCI... CI ACCAMPIAMO PROPRIO AI PIEDI DELLA MONTAGNA SULLE ROCCE DA CUI SGORGA UNO DEGLI AFFLUENTI DELL'OSPITALE E CHE POCO PIU' A VALLE FORMA UNA BELLA CASCATA. IL PANINO ALLA NUTELLA MI RIGENERA MA ORAMAI LA DECISIONE E' PRESA E COMINCIAMO IL RITORNO, SUI NS PASSI CERCANDO DI UTILIZZARE I SENTIERI CHE PASSANO UNA QUALCHE DECINA DI METRI + IN BASSO. A CIMA TAUFFI TAGLIAMO X I PRATI, L'ACQUAMARCIA CHE CON I SUI 130 MT DI DISLIVELLO MI AVEVA SPEZZATO LE GAMBE IN SALITA I DISCESA DIVENTA QUASI UNA RIVICITA E LO STUPENDO SENTIERO OMONIMO NN FA CHE FARMI SENTIRE ANCORA + SODDISFATTO. LE NUVOLE INTANTO SI STANNO ALZANDO E ARRIVIAMO AL RIFUGIO COL CIELO GRIGIO E LA SERA CHE AVANZA. BELLISSIMO!!! DAL SITO DEL CAI POI CERCO E TROVO LE STATISTICHE DI CUI AVEVAMO PARLATO NEL RITORNO: Lunghezza (m): 16718 Tempo di percorrenza : 6 h 45 min Dislivello stimato in salita (m): 1272 Dislivello stimato in discesa (m): 1272 Tratti su strada (m): 624 IN REALTA' QUESTE SONO LE MISURE X ARRIVARE AL LIBRO XCHE' DAL SITO NN SI RIESCE A CALCOLARE IL TRATTO PER ARRIVARE ALLA FONTE POSTA ALLA BASE DEL CERVINARA
MA NN DOVREBBERO DISCOSTARSI MOLTO

domenica 9 ottobre 2011

ULTIMA ESCURSIONE ESTIVA

EH SI LASSU' LA TEMPERATURA E' CAMBIATA E A PARTE LE PRIME 2 ORE IN MANICHE DI CAMICIA IN QUANTO I 700 MT DI DISLIVELLO COMPENSAVANO I 5° CHE C'ERANO....IL PILE CI STAVA PROPRIO A PENNELLO!!!
CMQ ESCURSIONE CON DAVIDINO A CIMA TAUFFI PARTENDO DAL DOCCIONE, LANCINO E RITORNO DAL RONDINARA,PASSO COLOMBINO E TABURRI.
PANORAMA DALLA VETTA( A VOLTE SI VEDE ANCHE IL TIRRENO)
QUALCHE INFO SULLA VETTA E QUALCHE IMMAGINE:
QUASI IN VETTA:INFATTI SEMBRA DIETRO DAVIDE A POCHI MT
Cima Tauffi :44°08′40″N 10°45′39″E
La Cima Tauffi (1.799 m s.l.m.) è una montagna dell'Appennino settentrionale; è divisa tra le province di Modena e Pistoia. Parte del suo territorio è compreso nel Parco dell’Alto Appennino Modenese.
Dal punto di vista orografico la montagna ha la forma di una cresta piuttosto aerea e si presenta differenziata fra il versante settentrionale e quello meridionale. Il versante meridionale, toscano, tributario del fiume Lima tramite il torrente Rio Arsiccio ed il torrente Rio Maggiore, all’inizio è assai scosceso e roccioso, poi più dolce e caratterizzato dai prati-pascoli di alta quota del Poggio dei Cristalli. Il versante settentrionale, tributario del Leo tramite il fosso Mirandola, è meno dirupato e scende verso La Scaffa delle Rose, il Monte Rondinara e la Valle di Fellicarolo, nel Parco dell’Alto Appennino Modenese: è caratterizzato da gibbosità ricoperte dai prati-pascoli di alta quota. Entrambi i versanti sono situati, per la maggior parte, sopra il limite vegetazionale degli alberi che in loco si aggira sui 1550 metri di quota.
Cima Tauffi è esposta alle correnti umide provenienti da Sud-Ovest e da Sud, cosicché sulla cima s'addensano facilmente fitte nuvole, causando, per il forte effetto Stau, violente piogge (oltre 3.500 mm/anno) ed abbondanti nevicate (circa 250 cm/anno). Più difficilmente causano precipitazioni i venti provenienti dai quadranti settentrionali che spesso superano i 100 km/h.
Da Cima Tauffi passa il sentiero di crinale, con segnavia 00, denominato Grande Escursione Appenninica. Oltre che nella bella stagione, viene percorso spesso anche d'inverno da cordate di alpinisti esperti ed attrezzati, data l’esposizione e la frequente presenza di ghiaccio. Infatti la Cima si trova sul tragitto piuttosto battuto che dalla Doganaccia o dal lago Scaffaiolo e dal Corno alle Scale si dirige verso il vicino Libro Aperto ed il Cimone. La montagna è raggiungibile: seguendo un sentiero proveniente dal Comune di Fanano, sul versante modenese; percorrendo inoltre un sentiero che arriva poco a Nord della cima  e che sale da Il Melo, sul versante pistoiese.
SENTIERO 00


IL CIMONE DALLO 00

lunedì 12 settembre 2011

SUPERTREKKING SETTEMBRINO

BELLA GIORNATA QUELLA DI SABATO E GRAN BELLA CAMMINATA....FATICOSA MA DI OTTIMA SODDISFAZIONE. IL PERCORSO DEL TREKKING PER BUONA PARTE RICALCAVA QUELLO FATTO IN APRILE CON QUALCHE VARIANTE MA SOPRATTUTTO UN'IMPORTANTE AGGIUNTA. PARTENZA DA CAPANNA TASSONI ALLE 10 IN PUNTO. LE AUTO PARCHEGGIATE CI AVEVANO GIA' FATTO CAPIRE CHE AVREMMO INCONTRATO UN PO' DI TRAFFICO SUI SENTIERI MA IL NUMERO DI PERSONE INCROCIATE IN REALTA' ERA INASPETTATO E LA COSA NN PUO' NN FAR PIACERE.
IO E DAVIDE ABBIAMO INIZIATO COL SENTIERO CHE TAGLIA LA FORESTALE X IL PASSO CROCE ARCANA. DOPO CIRCA UN KM APPENA PASSATO IL PONTICINO DI LEGNO SUL RUSCELLETTO ABBIAMO IMBOCCATO UN SENTIERO CHE CORRE CIRCA 70 MT SOTTO IL CRINALE FREQUENTATO PERLOPIU' DAI RACCOGLITORI DI MIRTILLI CHE BUONISSIMI E NUMEROSISSIMI CI HANNO ACCOMPAGNATO X TUTTO IL GIORNO E PROBABILMENTE X SEMPRE VISTO CHE HANNO MACCHIATO I NS INDUMENTI.... IL SENTIERO, CHE INIZIALMENTE CORRE SUL COSTONE DELLA MICROVALLATA, ERA SORVOLATO DA UN NOTEVOLE NUMERO DI RAPACI E ,OLTRE AI MIRTILLI OFFRE UNA SPETTACOLO PARTICOLARE COME QUELLO DELLA FIORITURA DEI CARDI. ANCHE SE IN REALTA' E' + CORTO DELLA FORESTALE O DEI SUI TAGLI TRADIZIONALI RISULTA UN PO' + LENTO. INFATTI SIAMO ARRIVATI AL RIFUGIO DUCA DEGLI ABRUZZI (LAGO SCAFFAIOLO) POCHI MINUTI DOPO ALCUNI GRUPPI CHE AVEVAMO SUPERATO IN PRECEDENZA.FORSE ANCHE XCHE' NN ABBIAMO MANCATO COME ORAMAI TRADIZIONE DI RAGGINGERE LA CIMA DELLO SPIGOLINO E DOPO QUELLA ABBIAMO SEGUITO UN SENTIERO ALTERNATIVO UN PO' + IMPEGNATIVO CHE RAGGIUNGE IL LAGO DA SOTTO. LA MIA SUDORAZIONE ECCESSIVA E IL CALDO DI MEZZOGIORNO CI HANNO IMMEDIATAMENTE CONVINTO A SFRUTTARE IL RIFUGIO DOVE UNA FRANZISKANER E' SEMBRATA MANNA DAL CIELO. MEZZORETTA E POI VIA AI PIEDI DEL CUPOLINO LUNGO IL CRINALE CHE PORTA AL PASSO STROFINATOIO E DOPO CIRCA UN ORA AL CORNO ALLE SCALE. SOTTO LA GRANDE CROCE METALLICA C'ERA SINCERAMENTE UN PO' TROPPA GENTE MA LO SPETTACOLO STRAORDINARIO (CHE NN MI STANCHERO' MAI DI RIPETERE NN HA NULLA DA INVIADIARE ALLE ALPI) IL SENTIERO BELLISSIMO E ROCCIOSO APPENA PERCORSO E LA SENZAZIONE DI ESSERE SUL TETTO DEL MONDO FA PASSARE TUTTO. DAVIDE MANGIA QUALCOSA , IO INVECE PREFERISCO EVITARE VISTO CHE SOTTOSFORZO STRANAMENTE NN HO FAME. DAL CORNO RIUSCIAMO AVEDERE BUONA PARTE DELLA STRADA DEL RITORNO E A VALUTARE QUELLA CHE CI SEMBRA LA VIA MIGLIORE. PARTIAMO INFATTI IN UNA SPECIE DI VERTICALE (IN REALTA' SEMBRAVA UN PO' MENO IN PENDENZA) CHE CI HA PORTATO AGLI IMPIANTI DI RISALITA DA CUI ABBIAMO PRESO IL SENTIERO DEL PASSO DEL LUPO. LA STRADA DEL RITORNO ERA CONOSCIUTA MA SEMPRE MOLTO BELLA QUALCHE SALISCENDI NEI PRATONI FINO A RAGGIUNGERE, CIRCA - 300 MT DI DISLIVELLO DAL CORNO, IL BOSCO E LA VIA PER IL PASSO DEL LUPO. L'OMBRA E IL CONTINUO CAMBIO DI PAESAGGI E PANORAMI FORNISCE NUOVE ENERGIE E ADESSO RIESCO A PARLARE ANCHE CON UNA FREQUENZA + CONSONA A UN TREKKING DI COPPIA. ARRIVIAMO A CAPANNA TASSONI ALLE CINQUE PRECISE. NN SONO RIUSCITO A TRACCIARE LA DISTANZA XCHE' IL SEGNALE DEL GPS ERA TROPPO DEBOLE MA GUARDANDO SULLA MAPPA E CERCANDO DI FARE MEDIA CON IL RITMO TENUTO SULLE DISTANZE CONOSCIUTE ABBIAMO IPOTIZZATO UN CIRCA 18 KM IN 5,14H. BELLISSIMO!!! ALLA PROXIMA VOLTA AH...NELLA FOTO SI RICONOSCONO: CIMONE,LIBRO APERTO,SPIGOLINO,CUPOLINO,NUDA,CIMA TAUFFI E LE APUANE....FATE VOI

mercoledì 7 settembre 2011

VOLPE


ECCOLA FINALMENTE ANCHE IO HO VISTO LA VOLPE SULLA CICLABILE DEL TIEPIDO...OVVIAMENTE L'IMMAGINE NN E' MIA MA E' SCARICATA DA INTERNET. QUESTA STUPENDA BESTIOLA SI AGGIUNGE ALLA FAUNA VISIBILE DA CHIUNQUE PERCORRA QUEL TRATTO DI PISTA. GIUSTO X RICORDARE NELLE VARIE SCORRIBANDE ABBIAMO VISTO: SCOIATTOLI SERPI DI VARIO GENERE,POIANA E GHEPPIO, AIRONE CINERINO E BIANCO, CAPRIOLO,NUTRIE OLTRE ALLE + COMUNI LEPRI(IN QUANTITA')FAGIANI E ANATRE O PALMIPEDI DI VARI TIPI CHE CI VORREBBE IL BALU X DIRCI QUALI SONO...AH RICORDO ANCHE DI AVER POSTATO LA FOTO DI UN RAGNACCIO GIALLO DI CUI IL MITICO BONFI MI AVEVA MANDATO NOME E NOTIZIE. CORRERE E CAMMINARE E' SICURAMENTE + PIACEVOLE QUANDO SI E' IMMERSI NELLA NATURA, SEMI URBANA MA NATURA.

martedì 12 luglio 2011

ECOMARATONA DEL VENTASSO

PUBBLICO QUESTA FOTO IN HOME PAGE XCHE' PENSO CHE QUEL MOSTRO DI "MATTEO PIGONI" SE LA MERITI TUTTA. HA STRAVINTO ANCHE QUEST'ANNO E... NELL'IMMAGINE STA CORRENDO L'ASCESA AL MONTE VENTASSO 55% DI PENDENZA MEDIA.
SE POI AVRETE VOGLIA DI LEGGERVI IL RESOCONTO DELLA 30 KM NN COMPETITIVA CHE ABBIAMO FATTO IO E MICK( NELLA PAGINA SPARVIERI) OPPURE DI GUARDARE ALCUNE FOTO IN FOTOGALLERY....POTRETE PROVARE A RENDERVI CONTO DI CIO' CHE STA FACENDO NELL'IMMAGINE!!!

domenica 22 maggio 2011

RICORDI "FURIOSI" DI TEMPI LONTANI

SI...MI SENTO SEMPRE + VECCHIO E COME SE NN BASTASSE ANCHE LA MIA MENTE VA A CERCARE RICORDI DI GIOVENTU' CHE ALTRO NN POSSONO FARE SE NN FARMI SENTIRE ANCORA + DECREPITO. MA QUESTO PERSONAGGIO PENSO CHE SIA GIUSTO VENGA RICORDATO DA TUTTI:
Dati biografici
Nome Giuseppe Furino
Paese bandiera ITALIA
Altezza 167 cm
Peso 69 kg
Dati agonistici


Ruolo MEDIANO
Carriera
Squadre di club1
1965-1966 600px Nero e Bianco (Strisce).png JUVE 0 (0)
1966-1968 600px Bianco e Blu a Strisce.png SAVONA 61 (7)
1968-1969 600px Rosa e Nero in diagonale con aquila.png PALERMO 27 (1)
1969-1984 600px Nero e Bianco (Strisce).png JUVE 361 (8)
Nazionale
1970-1974 Bandiera dell'Italia ITALIA 3 (0)
Palmarès
W.Cup.svg  Mondiali di calcio
Argento MESSICO 70
Nella società bianconera giocò da titolare inamovibile per oltre un decennio, andando a rafforzare un centrocampo già dotato di giocatori come Benetti e Tardelli e conquistando otto scudetti (1971-1972, 1972-1973, 1974-1975, 1976-1977, 1977-1978, 1980-1981, 1981-1982, 1983-1984), due Coppa Italia (1978-1979, 1982-1983), una Coppa Uefa (1976-1977) e una Coppa delle Coppe (83/84). Visse in gran parte l'epopea del decennio vincente di Trapattoni, col quale vinse cinque scudetti.

TRATTO INTEGRALMENTE DA:
http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/07/giuseppe-furino.html

Palermo e Torino, Torino e Palermo. Questa, salvo una breve parentesi a Savona, è la storia calcistica di “Beppe” Furino. Nasce, nel capoluogo siciliano, il 5 luglio del 1946:
«Mio padre, maresciallo di finanza, era stato trasferito da Palermo ad Avellino quando avevo appena sei mesi», racconta, «nella città irpina ho vissuto fino a tre anni. Poi la minacciosa diffusione di un’epidemia indusse mia madre, che era nata a Ustica ed apparteneva ad una famiglia fortemente radicata sull’isola, a mandarmi per qualche tempo dai suoi genitori. Nonno Peppino era stato sindaco di Ustica negli anni cinquanta e, con nonna Silvia, gestiva uno di quei negozi in cui si vende di tutto e che rappresentano il punto di riferimento dell’intera comunità. Zio Domenico invece, genio e sregolatezza della famiglia, faceva il medico fra Palermo ed Ustica. La famiglia di mio nonno era molto amata dalla gente anche perché, durante la guerra, non aveva lesinato aiuti a chi si trovava in difficoltà. L’ambiente per me, oltre che sano, era affettivamente ideale anche fuori dall’ambito familiare. E così, prima che l’italiano od il napoletano, ho imparato il dialetto siciliano, che ancora oggi esercita su di me un fascino straordinario. Dopo appena un anno sono tornato ad Avellino. Ad otto anni mi sono trasferito a Napoli ed a quindici definitivamente a Torino».
Furino, cresce calcisticamente nella Juventus, nei “N.A.G.C.”, la scuola calcio bianconera; il primo prestito è al Savona, dove si disimpegna come ala sinistra. Tornato a Torino, viene trasferito nella sua città natale, dove disputa il campionato 1968-69: «Ero cresciuto nel settore giovanile della Juventus e venivo da un paio di campionati a Savona fra B e C; la società bianconera voleva prendere il rosanero Benetti ed io fui girato in prestito al Palermo, che era appena approdato in serie A. C’era un grande entusiasmo, il Palermo tornava nel massimo campionato dopo cinque anni. Le prime due giornate giocammo in trasferta: all’esordio a Cagliari e perdemmo 3 a 0, due goals di Riva ed uno di Boninsegna; poi a Torino contro la Juventus e portammo a casa un bel pareggio. Finalmente, arrivò il debutto allo stadio “Favorita”, ospitavamo l’Inter di Mazzola, Corso, Suarez e Jair. Lo stadio poteva tenere quarantamila spettatori ma, secondo m,e non erano meno di sessantamila. C’era un tale frastuono che non riuscivo a sentire nulla di quello che si diceva sul campo. Riuscimmo a fare 0 a 0, come la settimana precedente. La seconda emozione la provai entrando a “San Siro” dove quell’anno pareggiammo sia contro l’Inter che contro il Milan. A fine campionato ritornai alla Juventus, dove sono rimasto tutta la carriera».
In quella stagione palermitana, “Beppe” disputa 27 partite e realizza un goal; torna a Torino nell’estate del 1969 e trova una Juventus completamente rivoluzionata, dopo la ferrea gestione di Heriberto Herrera e del suo “movimiento”. L’allenatore è “Don” Luis Carniglia, che non farà tanta strada, tanto è vero che sarà presto sostituito da Ercole Rabitti.
Per uno scherzo del destino, nella prima di campionato la Juventus deve affrontare al “Comunale” il Palermo; è il 14 settembre 1969 e le due squadre, agli ordini dell’arbitro Gussoni, si schierano così:
Juventus: Tancredi; Salvadore e Leoncini; Morini, Castano e Furino; Favalli, Haller, Anastasi, “Bob” Vieri e Leonardi.
Palermo: Ferretti; Bertuolo e Pasetti; Lancini, Giubertoni e Landri; Pellizzaro, Reja, Troja, Bercellino Silvino e Ferrari.
La partita non ha storia; i rosanero passano in vantaggio con Troja dopo soli quattro minuti, ma la reazione bianconera è furiosa. Una doppietta di “Helmuttone” Haller ed un goal di Leonardi mettono le cose a posto; a dieci minuti dalla fine, però, ci pensa proprio lui, “Beppe” Furino a siglare la rete del definitivo 4 a 1 cominciando, nel migliore dei modi, la sua lunga e splendente carriera in bianconero.
Ci sono sempre state due correnti di pensiero su “Beppe” Furino. Boniperti ed in generale tutti gli allenatori bianconeri, lo hanno sempre considerato un giocatore fondamentale per le proprie squadre, un capo carismatico, un tipo coriaceo, grintoso, portabandiera dei cosiddetti “giocatori umili” che sono però insostituibili in una squadra che vuole vincere. 528 presenze con la maglia bianconera, 19 goals, otto scudetti, tantissime partite con la fascia di capitano al braccio, testimoniano quanto Furino sia stato uno degli artefici delle vittorie della Juventus targata Boniperti.
Non gli è mai piaciuto essere definito la bandiera della Juventus: «Perché la bandiera sta alta sul pennone ed io non sono certo il tipo da piedistallo. Tutt’altro, preferisco star giù a lavorare con gli altri, soprattutto con i giovani, con i quali mi trovo benissimo, perché parlo come loro e “sento” come loro».
Il rovescio della medaglia è rappresentato dalla Nazionale. Prima Valcareggi, poi Bernardini ed infine Bearzot, hanno sempre ignorato questo siciliano tosto, al punto di definirlo un giocatore mediocre; solamente tre presenze, una vera ingiustizia.
Con lui, il calciatore “povero” è riuscito ad emergere, fino ad arrivare nella stanza dei potenti; con lui, il mediano faticatore è importante come il fuoriclasse; con lui, il calciatore è divenuto “dignitoso”, anche se le sue giocate sono meno belle di quelle dei cosiddetti assi. È un campione chi si sacrifica costantemente per la squadra; la classe non è solo stile, ma anche rendimento.
La parola “stanchezza” non esiste nel suo vocabolario: «Una volta sola ho avuto un po’ di paura. È stato in occasione di una partita di Coppa Italia, giocata contro il Catanzaro. Non so dire con precisione che cosa sia stato, perché è durato poco. Ma ho provato un po’ di timore, difficile da spiegare; per fortuna non si è più ripetuto».
Non ha mai amato i giornalisti e non è mai stato tenero nei loro confronti; ha avuto tantissime difficoltà a rapportarsi con loro, fino addirittura a snobbarli, in quanto erano i giornalisti stessi ad ignorare Furino.
Caminiti gli affibbiò il soprannome di “Furia” dopo le prime partite nella Juventus, un volta tornato dal prestito da Palermo, la sua città natale, ma Furino è palermitano solo in apparenza, essendo taciturno, come la maggior parte dei siciliani. È, invece, un torinese di adozione, in quanto gran lavoratore sparato e spedito.
Lo stesso Caminiti lo descriveva in questo modo: «Mi colpiva, in quei giorni, il suo rapporto con la madre, piccola e stortarella come lui, ma verissima donna, maniacale nell’amore per i figli, per l’esempio costante di dovere, come le madri di una volta, che forse non esistono più. E mi era sembrato il giocatore emanazione di questa madre, la sua grandezza la facevo tutta morale, in campo lo vedevo crescere da nano (è alto 1,69) a gigante, in virtù di questa sua primigenia ricchezza, la ricchezza dell’isola bedda».
Il primo ad intuire le grandi qualità di Furino, è Boniperti, ma è “Cesto” Vycpalek, succeduto a Rabitti, scopritore del ragazzo, ed al povero Armando Picchi, a valorizzarlo in pieno nei fatti, enfatizzandone le qualità, perché “Furia” ha bisogno di fiducia per scatenarsi e rendere al massimo. Diventa in poco tempo il propulsore ed il trascinatore; nasce il mediano considerato il più “cattivo” d’Italia, in quanto è spietato nel contrasto, non si tira mai indietro, in ogni mischia che si rispetti, lui è presente.
Quando è necessario, è pronto a litigare, in quanto non ha paura di niente e di nessuno. La Juventus ha giocatori molto celebrati ed importanti, come Bettega, Zoff, Causio, lo stesso Anastasi, che “Furia” cordialmente odia, ma lui è fondamentale in squadra. Boniperti lo sa benissimo e non manca mai di elogiarlo: «Tutti dovreste giocare col cuore che ci mette lui».
Quando l’Ajax batte la Juventus, nella finale della Coppa dei Campioni a Belgrado, Boniperti in testa è il più emozionato di tutti, e “Furia” fallisce pure lui, come tutta la squadra. Nasce così l’impressione che sia un giocatore provinciale, tutt’altro che indispensabile; Valcareggi tecnico degli azzurri non lo apprezza più di tanto, anche se lo convoca per i Mondiali messicani. Anche Bernardini, fautore dei giocatori dai “piedi buoni”, quando lo manda in campo, a Genova contro la Bulgaria, il 29 dicembre 1974, lo fa più per accontentare l’opinione pubblica, che per convinzione personale.
Ma “Furia” si esprime al meglio in campionato, con la maglia bianconera. Sui rettangoli nostrani si decide tutto e qui Furino è un grandissimo. È il giocatore più stringente che si sia mai visto nella zona mediana, una catapulta. Con la sua determinazione, carica i compagni, li “obbliga” ad impegnarsi all’estremo delle forze, li esalta col suo esempio. Non si tira mai indietro, è sempre lì che “morde” i calcagni degli avversari, dove c’è pericolo, accorre lui, brutto, sghembo, ma bellissimo nell’ardore. Ma non è solo questo, tatticamente è un giocatore molto intelligente, è lui, infatti, che si schiera da “libero” durante le frequenti avanzate di Scirea ed è sempre lui a “coprire” le sgroppate di Tardelli.
Il suo modo di giocare lo porta a realizzare pochissime reti. Una in particolare, però, si rivelerà di importanza enorme: quart'ultima giornata del campionato 1976-77. Sabato 30 aprile al “Comunale” di Torino va in scena l'anticipo di campionato contro il Napoli. La Juventus, che sta lottando con il Torino per lo scudetto, è reduce dal pareggio di Perugia ed è obbligata a vincere; segna Bettega, pareggia nella ripresa Massa. La squadra bianconera è in difficoltà, il Napoli la mette sotto mentre un autentico nubifragio si abbatte sul campo. A quattro minuti dal termine, quando lo spettro del sorpasso granata si sta ormai materializzando, ecco che, tra grandine e fango, spunta la zampata vincente del capitano che ridarà morale e fiducia alla squadra.
La sua carriera termina, praticamente, con l’arrivo di Platini; famosa è la frase dell’Avvocato: «È inutile avere Platini, se il gioco passa attraverso i piedi di Furino».
Il “Trap” obbedisce e “Furia” viene sostituito da Bonini. Trapattoni non si dimentica, però, di Furino e lo schiera nel campionato successivo, per permettergli di vincere il suo ottavo scudetto.
Ci sono stati tanti mediani fortissimi nella storia bianconera: Bigatto o Bertolini, Depetrini o Del Sol, ma nessuno è stato come lui. Il suo sacrificio, la sua presa diretta nel gioco, là dove nasce il pericolo, là dove si rischia, non manca mai.
Un grande campione “povero”, forse il più grande di tutti. E non importa se nel mondo del calcio, soprattutto in Italia, sono considerati molto di più i giocatori virtuosi di quelli che “sudano”, che lottano, che sbagliano un passaggio. Furino ha aperto gli occhi a tanti; si può essere campioni anche non essendo belli.
Diceva alla fine del 1979: «Tutte le vittorie sono uno stimolo a proseguire con lo stesso spirito, per questo mi sento ancora al debutto. Perché mi sono realizzato in una Juventus vincente, una Juventus che mi ha insegnato che, per andare avanti, bisogna darci dentro, per ottenere il risultato attraverso il gioco e la lotta. La durezza delle stagione e la media positiva dei miei anni calcistici, durante i quali ho ricoperto tantissimi ruoli, da difensore puro ad ala tornante, da centrocampista a “jolly”, mi hanno fatto maturare una mentalità elastica, ma sempre proiettata in avanti. Mi rendo conto che posso farcela ancora e bene; non vedo il motivo per sentirmi dire che sono, non dico vecchio, ma anziano. Sarò un vecchio capitano, questo sì, perché porto la fascia da sei stagioni, ma, nel ruolo, mi sento proprio come ero agli inizi e questo mi carica. Una cosa sola voglio: andare avanti con lo stesso spirito».

Intervistato dal “Guerin Sportivo” a fine settembre 2009:
 I numeri fissi si vedevano solo ai Campionati del Mondo ed agli Europei. Ma il quattro bianco sul quadratone nero ha avuto un unico padrone nella Juventus degli anni settanta: “Beppe” Furino. Quella era la sua targa, il suo marchio, il suo codice a barre. Per oltre cinquecento partite (361 solo in campionato) spalmate in quattordici anni di ininterrotta permanenza in bianconero. Otto scudetti, un record, e una manciata di coppe. Tutte alzate per primo da lui, il capitano. Onore che gli è toccato fin dal 1976, quando andò via Anastasi. Fascia blu sul braccio sinistro, bianca nella divisa da trasferta. Di lui Giampiero Boniperti, il suo presidente, diceva che aveva due cuori, uno a destra, l’altro a sinistra per rimarcarne la generosità, la dedizione alla causa, l’attaccamento alla maglia.
Una vita in trincea la sua. Con il quattro sulla schiena, in un’epoca in cui a quel numero era associato solo e soltanto un ruolo: il mediano. Quello che corre, lotta, combatte, si appiccica al dieci avversario per duelli condotti, talvolta, sul filo di un regolamento che qualche concessione in più in quegli anni faceva al meno dotato tecnicamente. Chilometri e sudore, sguardi severi e concentrazione spinta al massimo: qui dentro sta Giuseppe Furino, una vita per la Juventus che domenica sera, nella gara che chiude la settima giornata, sbarca in Sicilia per sfidare il Palermo di Zenga. Una partita dal sapore particolare per lui che in rosanero ha debuttato in serie A, prima di diventare una colonna bianconera.
Quali sono le sue sensazioni? «Con il Palermo ho compiuto l’ultimo passo verso il ritorno alla Juventus, una tappa fondamentale per la mia formazione professionale. Venivo da due stagioni al Savona. Ero arrivato a Palermo per caso, nel giro dei prestiti, credo legato all’operazione che portò Benetti alla Juventus. Un solo campionato, quello della stagione 1968-69, giocato bene, in crescendo, con una salvezza conquistata meritatamente».
La sua pagella come fu? «Bei voti. I tifosi mi elessero calciatore dell’anno. Il pubblico palermitano è stupendo. Alla prima partita che giocammo in casa la Favorita scoppiava dalla gente che c’era. Ricordo il mio primo gol in A contro la Sampdoria, ma anche una domenica da incubo a rincorrere quel pennellone di Menti, l’ala destra del Vicenza».
Perché lei all’epoca giocava terzino sinistro? «Quell’anno sì. E anche nei primi periodi alla Juve. Ma il mio ruolo vero era a centrocampo. Da piccolo presi una cotta incredibile per Sivori. Anch’io portavo i calzettoni abbassati. Poi un giorno, durante un allenamento, vidi Del Sol. Rimasi incantato dal suo modo di giocare. Sentivo che il mio posto era in mezzo al campo e lì prima o poi sarei tornato. Come è successo, anche se non è stato automatico».
Mi par di capire che i primi periodi alla Juventus non siano stati semplici. «È così. Non credo che rientrassi nei piani societari. Su di me probabilmente non c’era il pieno consenso, forse volevano inserirmi in qualche giro di mercato, non so. Alla fine comunque sono rimasto».
Quando c’è stata la svolta? «Con l’esonero di Carniglia e l’arrivo di Rabitti alla settima giornata. Quello fu il primo passo, completato con l’ingresso di Boniperti in società. Devo dire, comunque, che con Carniglia ero riuscito a giocare quasi sempre da titolare, magari cambiando spesso ruolo e posizione. Avevo addirittura segnato un goal alla mia prima partita in bianconero. Guarda caso proprio contro il Palermo».
Palermo e Juventus, la sfida continua: che clima c’è in casa Furino? «È una partita particolare. A Palermo ci sono nato anche se dopo pochi mesi mio padre, maresciallo della finanza, fu trasferito ad Avellino. Nonostante questo, sono legatissimo alla mia terra d’origine. In particolar modo ad Ustica: lì abitava mia nonna materna. Sull’isola per anni ho trascorso le mie vacanze, anche quando ero ormai un giocatore affermato».
Meglio Zenga o Ferrara? «Zenga mi piace molto. Il Palermo con Ballardini aveva perso un ottimo allenatore, ma ne ha trovato uno altrettanto bravo. A Catania ha lavorato bene. Ferrara mi convince, la sua scelta rispetta la tradizione juventina di affidarsi ad allenatori giovani e non ancora affermati».
Si riferisce a Picchi e Trapattoni? «Senza dubbio. Armando Picchi non ha avuto la fortuna di vedere i risultati del suo lavoro, che ci sono stati. Era molto vicino come mentalità a noi calciatori, in fondo aveva smesso da poco. Un gran dolore la sua perdita, noi giocatori sapevamo qualcosa, ma non più di tanto all’inizio».
E Trapattoni? «Diversi di noi ci avevano giocato contro, qualcuno insieme. Benetti e Boninsegna gli davano del tu, io no. Anche Zoff gli dava del lei nonostante fossero quasi coetanei. Fu una bella ventata di freschezza e novità. Il “Trap” fu una gran bella intuizione di Boniperti».
Così la formazione la faceva lui, no? (ride). «Trapattoni non aveva certo bisogno di tutori. Semmai si consultava con noi giocatori, quello sì. Il sabato prima della partita faceva il giro delle camere. Tastava il polso alla squadra, coglieva sensazioni, magari da qualcuno ricavava qualche buon suggerimento. Il “Trap” era giovane, ma aveva le idee chiare. E moderne, come quella di giocare senza un regista di ruolo».
Per questo motivo Capello fu ceduto? «Sì».
Sicuro che non ci sia stato anche il suo zampino? «Capello rilasciò un’intervista dai toni accesi. Era in America con la Nazionale per il torneo del Bicentenario. La Juve aveva perso lo scudetto in malo modo, regalandolo al Torino. Fu uno sfogo, il suo: un po’ voluto, un po’ provocato».
Nel merito cosa disse? «Criticò la Juve, il gioco, i compagni. Tirò dentro anche me, per giustificare il suo calo di rendimento e le difficoltà di gioco della Juve. Da lì è partito tutto, con qualcuno che pensò addirittura ad una mia vendetta. Non è vero nulla, io non c’entravo niente eppoi non ho mai avuto il potere di cacciare nessuno».
A parte qualche tifoso ingrato, così mi risulta. «Questo è vero. Successe all’aeroporto di “Caselle”, dopo aver vinto la Coppa Uefa contro l’Athletic Bilbao. Tornammo a Torino su un aereo privato della Fiat, io scesi per primo con la Coppa in mano. Misi piede a terra e vidi davanti a me un tifoso che l’anno prima era stato tra i più accaniti nelle critiche e nelle offese. Gli dissi: “Brutto bastardo, levati subito di lì sennò la Coppa te la spacco in testa”».
Come, la Coppa appena vinta dopo un eterno digiuno? «Per carità, non l’avrei mai fatto. Conquistare la Coppa Uefa è stato uno dei momenti più belli della mia carriera. Il primo trofeo internazionale, dopo una vera e propria battaglia a Bilbao. Senza contare che quattro giorni dopo avremmo battuto la Sampdoria e vinto anche lo scudetto dei record. Una stagione trionfale e con una squadra tutta italiana».
E senza regista: alla fine ebbe ragione lei. «Ancora con questa storia (sorride). A parte il fatto che avevamo un certo Causio là davanti che svolgeva alla grande i compiti di regista avanzato, le dico questo: non c’è calciatore che giochi male per colpa di un altro. Se accade, le responsabilità sono soltanto del diretto interessato. Questa è la semplice regola».
Vale anche per i grandissimi? «Sì».
Compreso Platini? «Altra storia buffa. Qualcuno ha voluto metterci l’uno contro l’altro. Dicevano che non volevo passargli il pallone. Che fesseria !!! La verità è che quando Platini arrivò alla Juve non era in forma. Ha impiegato mesi per ambientarsi, forse un tempo eccessivo. Ma se non giocava bene, non era certo per colpa mia».
I rapporti con l’attuale presidente dell’Uefa come sono? «Cordiali, ci mancherebbe altro. D’altronde oggi sono buoni anche i rapporti con quelli del “Toro”» (risata).
Il derby era lo spauracchio di Boniperti, vero? «Ci spaccava le palle fin dal lunedì. Era la settimana più lunga dell’anno e la partita più sentita, specie da chi come me veniva dal settore giovanile, e di sfide con il Torino ne aveva già vissute tante».
Ricordi speciali? «Andavo nello spogliatoio due ore prima: giocavo un’altra partita, tutta mia, prima di quella vera. La tensione era veramente altissima e in campo si vedeva. Noi giocavamo, loro facevano i goal. Le offese e le provocazioni erano all’ordine del giorno».
Per esempio? «Le racconto solo questo episodio. Per stemperare il clima teso, a gioco fermo, corre verso di me un avversario con il braccio teso: vuole stringermi la mano per riportare la calma. Mentre si avvicina, me ne dice di tutti i colori. Io, allora ritraggo la mano, come a dire: sei impazzito ??? Il guaio è che agli occhi della gente è rimasta l’immagine del mio rifiuto, ma nessuno sa il vero motivo».
Vabbeh, non vorrà mica passare da verginella? «No, figuriamoci. Qualcuna l’ho fatta anch’io».
Se le dico Juventus-Roma del maggio 1981, quella del famoso goal annullato a Turone? «Le rispondo che giocai veramente con la rabbia negli occhi».
Perché? «A poche giornate dalla fine, era uno scontro diretto per lo scudetto. Ci mancava, però, mezza squadra. Tardelli e Bettega erano stati squalificati, non avevamo punte di ruolo in campo. Allora dissi a Trapattoni: se la mettiamo sul piano del gioco, questi ci fanno neri. Buttiamola sull’agonismo. Gli promisi che avrei giocato al limite del regolamento».
Ma andò oltre, perché Bergamo tirò fuori il rosso.
«Fu una stupidaggine con Maggiora, tra l’altro mio vecchio compagno juventino. Ma alla fine fu 0 a 0 ed il punto fu decisivo per noi. D’altronde quello era il mio modo di giocare, di interpretare la gara. Correre, lottare, incitare i compagni. Non solo la domenica, anche in allenamento».
A chi ha dovuto fare qualche bella risciacquata durante la settimana? «Qualcuno ogni tanto andava stimolato. Marocchino, per esempio, aveva delle qualità enormi, ma era pigro. Di Tacconi, poi, non ne parliamo. In allenamento era una rovina. Nelle partitelle sceglievo sempre Bodini, uno di quelli come me, che non mollava mai».
Ed in campo, c’è stato qualche episodio da raccontare? «Credo che su tutti ci sia quello di Firenze con Prandelli. Punizione decentrata per la Fiorentina. Zoff chiede due uomini in barriera. Andiamo io e Cesare. Io mi allineo con il palo e cerco di portare a me Prandelli. Lui, invece, tergiversa, spostandosi verso il centro. Allora lo riprendo bruscamente, un po’ troppo, ma la foga agonistica a volte ti fa fare anche cose che non vuoi».
Vi siete chiariti dopo? «Certamente. Gli ho chiesto scusa, oltretutto Prandelli è sempre stato un bravo ragazzo, serio, disciplinato. Le dirò di più. Quando ero alla Juve come responsabile del settore giovanile, ho fatto di tutto per portarlo da noi. Ma lui si era ormai impegnato con l’Atalanta ed è rimasto là».

giovedì 21 aprile 2011

IL BUS TI FA MOUTINHO




La Coppa del Re, conquistata dal Real Madrid nella finale con il Barcellona grazie ad una rete di Cristiano Ronaldo, scivola dalle mani di Sergio Ramos durante i festeggiamenti e finisce sotto il pullman

MADRID, 21 aprile - Una Coppa del Re prima alzata in cielo, poi andata in frantumi. E' durata poco la festa delle 'merengues' dopo il trionfo nella notte del Mestalla contro il Barcellona. Dopo aver faticato 120 minuti per togliere il trofeo nazionale al Barcellona, il Real Madrid ha mandato in frantumi la Coppa del Re durante i festeggiamenti della notte madrilena. Nella confusione dei festeggiamenti per il trionfo ottenuto dopo 18 anni di attesa, la coppa è scivolata dalle mani di Sergio Ramos ed è stato schiacciata dal pullman delle 'merengues', che non ha fatto in tempo a fermarsi. I poliziotti hanno recuperato una decina di pezzi della coppa d'argento, alta 77 centimetri e del peso di 15 chili.

martedì 12 aprile 2011

GEMELLE DIVISE

IERI SERA...DOPO ALMENO TRE MESI SONO RIUSCITO FINALMENTE RIUSCITO A SUPERARE LA "PROVA DEL MORIBONDO" (WWW.ALBANESI.IT NDR) MA....LA NOTIZIA ECCEZIONALE E' UN'ALTRA:
DOPO 6/7 ANNI CHE INCONTRIAMO LE TWIN SISTERS, LE GEMELLE + MAGRE E SINCRONIZZATE DEL MONDO...DEVO SOFFERMARMI A CHIEDERVI NEL CASO LE INCROCIATE UNA QUALCHE VOLTA DI GUARDARE I MOVIMENTI XCHE' E' VERAMENTE IMPRESSIONANTE...LE HO VISTE DIVISE.
OVVIAMENTE NN SONO RIUSCITO A FARMI I CZ MIEI E HO CHIESTO ALLA PRIMA SE X CASO AVEVANO LITIGATO. NIENTE PAURA ERA STATO UN SEMPLICE CEDIMENTO DELLA SECONDA CHE PERO' MI HA ASSICURATO CHE SI STAVA RIPRENDENDO E CHE AVREBBE RECUPERATO LO SVANTAGGIO....
VEDREMO

BUCAMANTE

DOMENICA MATTINA CON FAMIGLIA E AGGIUNTA DI UN'ALTRA RAGAZZINA SONO STATO ALLE CASCATE DEL BUCAMANTE.
IL PERCORSO FACILE FACILE E LA VICINANZA A CASTELNUOVO SPESSO CI FA TRALASCIARE LA BELLEZZA DI QUEL LUOGO.
CONSIGLIO VIVAMENTE A CHI HA UN'ORETTA DA PERDERE LA VISITA ALLE CASCATE (LE MUSCHIOSE E LE TRAVERSINE SONO SPLENDIDE) CHI POI SI VUOLE SBATTERE POTREBBE RISALIRE FINO A MONFESTINO E POI LANCIARSI COL PARAPENDIO...
DI SEGUITO UN PO' DI STORIA..

Cascate del Bucamante

La stretta vallata del "Bucamante", che è racchiusa tra Monfestino ed il Monte Cornazzano, rappresenta uno dei più pregevoli ambienti naturali del nostro Appennino. Da qui nasce l'omonimo Rio che va ad alimentare il Torrente Tiepido. Il Bucamante è un luogo di particolare bellezza, meta ideale per passeggiate e brevi escursioni ecologiche alla portata di tutti ed è raggiungibile attraverso sentieri che partono da Granarolo o da Monfestino. Nel punto più infossato e fitto dalla vegetazione costituita da carpini, aceri, cornioli, maggiociondoli e quercioli, si trovano "le cascate" ovvero alcuni salti d'acqua di media entità. Il micro clima permette lo sviluppo delle orchidee, delle peonie, del pisello selvatico, del geranio nodoso, dell'edera, della vitalba che rende con i sui tralci o "liane" ancor più impenetrabile la boscaglia e il proliferare di una notevole varietà di fauna ittica.
Infine, "le cascate di Bucamante " sono il luogo dove la leggenda vuole si concludesse con un tragico epilogo il contrastato amore tra un pastore e la figlia di un dignitario incaricato del governo della Podesteria di Monfestino. Il nome del luogo deriva infatti da una tragica e allo stesso tempo romantica vicenda:”Nel castello di Monfestino, tanto tempo fa, viveva una nobile famiglia, composta dal padre Guidobaldo, dalla madre, donna Elvira, e dalla figlia, la bionda Odina che aveva allora diciassette anni. La fanciulla, bellissima d’aspetto, era solita fare lunghe passeggiate, in compagnia della domestica Fiorina, per i boschi ed i castagneti, per raccogliere fiori selvatici ed ammirare leprotti e caprioli. Un giorno Odina volle scendere ai piedi del monte, dove pascolavano greggi di pecore, ed incontrò un giovane pastore di nome  Titiro. Aveva un volto molto bello e lunghi capelli biondi. I due ragazzi si guardarono intensamente negli occhi. Da quel giorno si incontrarono più volte di nascosto, riuscendo sempre ad allontanare la domestica. Un giorno però Fiorina vide i due giovani abbracciati e cose a svelare a donna Elvira il segreto della figlia. Odina, anche se era stata rinchiusa nel castello, non riusciva a dimenticare il suo innamorato. Una mattina, però qualcuno dimenticò di chiudere a chiave la porta della sua stanza e la fanciulla riuscì a fuggire. Corse veloce per i boschi e raggiunse Titiro. Ad un certo punto sentirono le voci dei domestici alla ricerca della fanciulla ed il latrare dei cani. Presi dalla paura e dallo sconforto si abbracciarono stretti e si gettarono nella cascata. I servi giunti sul posto guardarono impietriti i corpi esanimi di Odina e Titiro. La buca che si era formata sotto il peso dei loro corpi divenne la buca degli amanti, cioè Bucamante e diede il nome anche al torrente.

domenica 27 febbraio 2011

E ABBIAMO PROVATO ANCHE QUESTA...

MARTEDI MATTINA CON PARTENZA APPENA SI E' ALZATO IL SOLE COL MICK E TAL CESARE CI SIAMO INOLTRATI NELLE MONTAGNE MODENESI/REGGIANE... PER LA PRECISIONE A PIANDELAGOTTI.
ERA UN PO' CHE VOLEVO PROVARE GLI SCI DA FONDO E VISTO CHE QUEST'ANNO NN AVEVO ANCORA CALPESTATO UN PO' DI NEVE SERIA NE HO APPROFFITTATO.
IL COMMENTO: COME TUTTE LE COSE CHE MI PIACCIONO POSSO GARANTIRVI CHE ALMENO LA PRIMA VOLTA E' FATICOSISSIMO E ALLO STESSO TEMPO BELLISSIMO.
IL CENTRO SCI DI PIANDELAGOTTI SE NN FOSSE X IL FATTO CHE E' DESERTO SEMBRA STRUTTURATO X ME. ANELLI DA FONDO DI VARIE LUNGHEZZE E DIFFICOLTA' CHE SI INTRECCIANO CON LUNGHI E "SEGNATI" PERCORSI DA CIASPOLE E NORDIK WALKING.
NELLA FOTO LO STILE IMPECCABILE DI MICK JIM
DOPODICHE...COME UN MIRAGGIO...IL RISTORANTE E' APERTO ANCHE NEI GIORNI DOVE NN C'E' NESSUNO E QUESTO COMPLETA L'OPERA...

Il Centro Fondo Boscoreale, punto di partenza per atleti professionisti, principianti e amanti dell’escursionismo, offre 40 Km di piste immerse in boschi di faggio secolari , all’interno del Parco dell’Alto Appennino Modenese. Grazie a vari raccordi e collegamenti con Toscana e appennino Reggiano è possibile esplorare il territorio in un continuo altalenare di sorprese naturali ed emozionali.
Gestore
Boscoreale Piandelagotti, Pacifico Fontana tel. 0536 969614 – cell. 347 0153402 - Via Painello, 5 – 41044 Frassinoro (MO) - www.centrofondoboscoreale.i - centrofondoboscoreale@gmail.com

Servizi
dotato di servizi con docce e spogliatoi, parcheggio, ristorante, bar e sala stampa
assistenza di primo soccorso, segnaletica e servizio sciolinatura
tutti gli anelli sono preparati per la tecnica classica e la tecnica libera
percorso propedeutico di 2 km, percorso per ciaspole, percorso escursionistico di 20 km, pista illuminata di 2,5 km durante le festività o previa richiesta per gruppi di minimo 5 persone
noleggio attrezzatura sci da fondo, ciaspole, bob e sdraio
scuola di sci Boscoreale 340 9627530 www.scuolasciboscoreale.it

sabato 4 dicembre 2010

caro GIOVANNONI

CHE FA RIMA CON ...CHE DUE MARONI...RISPONDO ALLA TUA AFFERMAZIONE XENOFOBA,RAZZISTA MA SOPRATTUTTO ANTISPORTIVA SUI FINANZIAMENTI ALLE MARATONE CON UNA FOTO. I COMMENTI LI HANNO GIA' FATTI TUTTI GLI ALTRI ITALIANI...ANZI RIPENSANDOCI...FORSE NN CAGHI XCHE' LA MERDA E' NEGRA???
PERCHE' SE INVECE LO FAI COME TUTTI GLI ALTRI UMANI VEDI DI ANDARCI ANCHE ADESSO!!!

martedì 16 novembre 2010

RESOCONTI "DOMENICALI"

EH...IL GIOCO DI PAROLE...DOMENICA INFATTI MENTRE CONQUISTAVO ASSIEME A DAVIDINO LA VETTA + ALTADELL'APPENNINO TOSCO EMILIANO (IL CIMONE NDR - QUELLA + ALTA DEGLI APPENNINI INVECE E' IL GRAN SASSO) SFIDANDO I REPENTINI CAMBIAMENTI METEREOLOGICI DI NOVEMBRE E CALPESTANDO IL PRIMO MEZZO METRO DI NEVE.... GLI STRATEGHI DELLA FERRARI RIUSCIVANO A RIPERDERE UN MONDIALE CON UNA TATTICA DEGNA DI NAPOLEONE A WATERLOO O DEI ROMANI NELLA BATTAGLIA DI CANNE!
SEMPRE PARLANDO DI SPORT DEVO SOTTOLINEARE CHE IL SIG. BENITEZ E' RIUSCITO A RIDARE IL SORRISO A SUPERSILVIOTTO PILOTANDO IL MILAN IN VETTA ALLA CLASSIFICA DOPO UN'ENORMITA' DI TEMPO.

11.37 IL PANORAMA A 100MT DI DISLIVELLO DALLA VETTA
 ALTRA NOTUCOLA RIGUARDA I MONTRUCCI....BOLLET NN SI DEVE OFFENDERE XCHE' TANTO ORAMAI E' UNA MEZZAVIA VISTO CHE DIMORA A MODENA....AVEVAMO PARCHEGGIATO AL LAGO DELLA NINFA DOVE ESISTONO BEN TRE RISTORANTI/RISTORI...BENE DOMENICA ERANO CHIUSI TUTTI E TRE...ALLA FACCIA DI VALORIZZARE TURISMO E APPENNINO!
11.49 DAVIDE IN VETTA IN MEZZO ALLA NEBBIA
OLTRE IL DOSSETTO NEVE E VENTO HANNO IL PREDOMINIO

domenica 7 novembre 2010

SPIGOLINO

PANORAMA DALLA CROCE ARCANA
BELLISSIMO!!!
BELLISSIMA GIORNATA!!!
DOPO UN PAIO DI TREKKING SENZA IL RAGGIUNGIMENTO DELLA VETTA,QUELLO DI IERI E' STATO UN "GIRETTO"COI FIOCCHI.
PARTENZA ALLE 9,30 DA CAPANNA TASSONI, IN TRE, IO,DAVIDE E TAL PIERANGELO!
NON SONO MAI STATO DA QUELLA PARTE E QUINDI MI ACCODO CERCANDO DI ORIENTARMI X QUEL POCO CHE SO DEL NS APPENNINO.
LA PRIMA META E' LA CROCE ARCANA, RAGGIUNGIBILE ANCHE IN MACCHINA,PROPRIO X QUESTO ESEGUIAMO ALCUNI RIPIDI TAGLIONI CHE MI FANNO CAPIRE SUBITO CHE NN SARA' UNA SEMPLICE PASSEGGIATA. IN BREVE ARRIVIAMO AL PRIMO OBIETTIVO DAL QUALE SCATTO IL PHOTOMERGE CHE VEDETE SOPRA(CLIKKATE X INGRANDIRE). IL CRINALE E' SFERZATO DA UN VENTO FREDDO E IMPETUOSO CHE CI OBBLIGA A COPRIRCI CON TUTTO QUELLO CHE ABBIAMO. PECCATO XCHE' LA GIORNATA STUPENDA CI AVEVA RISERVATO FINO A LI UNA TEMPERATURA IDEALE X LA CAMICIA. CMQ I MIE COMPAGNI MI HANNO RIFERITO CHE QUEL VENTACCIO TOSCANO E' UNA COSTANTE DA QUEL PUNTO. VOLGENDO LO SGUARDO AL CIELO MIRO SUBITO IL SECONDO OBIETTIVO: LO SPIGOLINO. IO E DAVIDE LO PRENDIAMO IN MODO DIRETTO ED INIZIAMO A SALIRE. NN SO BENE COSA MI PRENDE MA FATICO ABBASTANZA E ARRIVO A TESTA BASSA A CIRCA 30M DALLA MIA GUIDA SHERPA. RIESCO A GODERMI IL PANORAMA MOZZAFIATO SOLO DALLA SOMMITA' DOVE INCONTRIAMO UN PAIO DI SCARPINATORI CON CUI FACCIAMO DUE MINUTI DI CONVERSAZIONE E UN PAIO DI FOTO.
IL KRK E DAVIDE  SULLO SPIGOLINO
PIER INTANTO HA FATTO IL GIRO BASSO CHE EVITA LA SECONDA "CROCE" DELLA GIORNATA, LO VEDIAMO 200M AVANTI A NOI LUNGO IL SENTIERO E QUINDI DECIDIAMO DI RIPARTIRE CON PASSO SPEDITO. LO RAGGIUNGIAMO MENTRE GIOCHICCHIA CON IL PRIMO PUCCIO DI NEVE CHE INCONTRIAMO...UN BAMBINONE PENSIONATO, DIVERTENTE! IL SENTIERO SALE ABBASTANZA DOLCEMENTE VERSO IL LAGO SCAFAIOLO,MONTE CUPOLINO,RIFUGIO DUCA DEGLI ABRUZZI DOVE PENSIAMO DI SOSTARE. ADESSO SIAMO COPERTI DAL VENTO E IL CALDO RICOMINCIA A FARSI SENTIRE. IL RIFUGIO E' CHIUSO...NIENTE SOSTA COI PIEDI SOTTO ALLA TAVOLA..X ME E' MEGLIO COSI' XCHE' QUANDO MANGIO TROPPO MI CUOCIO + IN FRETTA.CI RISTORIAMO COPERTI DA UN MURETTO XCHE' IN CIMA C'E' DI NUOVO QUEL VENTO.
DAL RIFUGIO SCATTO UNA FOTO CHE PRENDE NELL'ORDINE DI APPARIZIONE:SPIGOLINO,CIMONE,LIBRO APERTO E UNA CIMA CHE POTREBBE ESSERE IL GOMITO.DECIDIAMO DI PARTIRE X IL RITORNO, ORAMAI E' QUASI L'UNA. IL PERCORSO PRESCELTO E' QUELLO CHE PORTA AL PASSO DEL LUPO (NON E' QUELLO DI SESTOLA) ATTRAVERSANDO UNA VALLATA STUPENDA,COSTEGGIANDO UN BOSCO E SCENDENDO ATTRAVERSO STUPENDI FAGGETI DOVE IL SOLE CREA UN GIOCO DI LUCE SPETTACOLARE NN RIPRODUCIBILE IN FOTO. RIENTRIAMO ALLE 3 PRECISE STOF MA CUNTEINT! ALTRE FOTO IN PHOTOGALLERY

martedì 5 ottobre 2010

SIMSALABIM

LEGGI NELLA SEZIONE SPARVIERI IL RESOCONTO TRAGICOMICO DELLA 34 KM DEL TIEPIDO!!!

martedì 28 settembre 2010

1° CAMMINATA DEL TIEPIDO

DA PODISTI.NET
DA LA GAZZETTA DELLO SPORT - BERLINO 2010 - PROVINCIA DEL KENIA
Sabato 2 ottobre 2010, in occasione del completamento del percorso ciclopedonale lungo il torrente Tiepido da S. Damaso a Torre Maina, si correrà la 1^ Camminata del Tiepido, corsa su strada non competitiva di km 4 - 10 - 15. La manifestazione podistica è organizzata dalla Polisportiva Madonnina settore podismo, Provincia di Modena, in collaborazione UISP. Il ritrovo degli atleti è fissato presso la Polisportiva S. Damaso, in via Scartazzeta n.53, a pochissimi chilometri dall’uscita sud dell’Autostrada A1 di Modena Sud dalle ore 13, successivamente la partenza sarà alle 15,30. Il percorso corto di km 4 si snoderà per le vie del quartiere S. Damaso, il traguardo intermedio di km 10 avverrà a Castelnuovo Rangone, il lungo di km 15 proseguirà fino a Torre Maina, dove sarà posto l’arrivo finale. Alla chiusura della manifestazione, per tutti gli atleti, ci saranno delle navette che partiranno da Torre Maina e Castelnuovo Rangone per far ritorno a S. Damaso. Le iscrizioni si possono fare fino a 15 minuti prima della partenza, la quota sarà di 1 euro. Ogni atleta arrivato riceverà un premio di prodotti alimentari. Visto la gara non competitiva non sarà stilata una vera e propria classifica individuale, ma saranno premiate tutte le società con un minimo di 10 iscritti con prodotti gastronomici del territorio. Per poter partecipare alla kermesse bisogna essere in possesso di certificato di idoneità sportiva non agonistica (Tipo A), che dovrà essere presentato al momento dell’iscrizione. L’organizzazione declina da ogni responsabilità per danni ed incidenti, prima, durante e dopo la gara podistica. La manifestazione è omonologata dal coordinamento Attività Podistica Amatoriale Modenese. Per informazioni e iscrizioni: Provincia di Modena, Area Territorio e Ambiente tel. 059/209425/6; Polisportiva Madonnina tel. 059/332098.