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sabato 31 marzo 2012

40 YEARS AGO

RIVISTO SU VIRGIN IERI "DEVO" POSTARVERLO....
PROPRIO PROPRIO COME JOVANNOTTI E TIZIANO FERRO

SIGNORI E SIGNORI I PROFONDO VIOLA CON : STRANO TIPO DI DONNA 1972


Alright

There once was a woman
A strange kind of woman
The kind that gets written down in history
Her name was nancy
Her face was nothing fancy
She left a trail of happiness and misery

I loved her
Everybody loved her
She loved everyone and gave them good return
I tried to take her
I even tried to break her
She said, i ain't for takin' won't you ever learn

I want you, i need you, i gotta be near you
I spent my money as i took my turn
I want you, i need you, i gotta be near you
Ooh, i got a strange kind of woman, yes i have

She looked like a raver
But i could never please her
On wednesday mornings boy you can't go far
I couldn't get her
But things got better, she said
Saturday nights from now on, baby, you're my star

I want you, i need you, i gotta be near you
I spent my money as i took my turn
I want you, i need you, i gotta be near you
Ooh, i got a strange kind of woman

Ooh, my soul, i love you

I want you, i need you, i gotta be near you
I spent my money as i took my turn
I want you, i need you, i gotta be near you
Ooh, i got a strange kind of woman, yes i have

She finally said she loved me
I wed her in a hurry
No more callers and i glow with pride
I'm dreaming
I feel like screaming
I won my woman just before she died

I want you, i need you, i gotta be near you
I spent my money as i took my turn
I want you, i need you, ha ha ha
Ooh, i had a strange kind of woman, yeah

She was so fat
She was the worst thing you've ever seen

Ooh, my soul, i love you, baby

- hey, thank you, thank you.

sabato 14 gennaio 2012

DIEGO VS LIONEL

SOLITA DISCUSSIONE DA PENSIONATI SU CHI SIA MEGLIO.... NN SI PUO' DECIDERE RAZIONALMENTE, PERO' PERO' SE TI SENTI UN FENOMENO A CALCIO E GLI ALTRI VOGLIONO SMORZARTI TI DICONO:" GUARDA CHE NN SEI MARADONA" E NON "GUARDA CHE NN SEI MESSI"

lunedì 19 dicembre 2011

CALENDARIO 2012

EH...FORSE DIVENTARE VECCHI VUOL DIRE (E NN C'E' NEL SONDAGGIO)
APPARIRE NEL MESE DI APRILE NEL CALENDARIO DELLA PARROCCHIA....

L'ANNO E' IL 71. SI POSSONO RICONOSCERE TUTTI

mercoledì 14 dicembre 2011

RINGIOVANIRE 10 ANNI

GUARDATE IL GODIMENTO DEL MICK.....DOPO 10 ANNI DI NUOVO SOTTO LE 4 ORE

mercoledì 30 novembre 2011

SPEDIZIONE DAL NANDONE

26 NOVEMBRE...RITROVO ORE 10,00....DESTINAZIONE OMOMORTO SCARPERIA...OBIETTIVO: FIORENTINA ECC. RISULTATO ...GIUDICATE VOI

domenica 13 novembre 2011

L'epilogo tra le urla, la svolta e le incognite

dal sito del SOLE 24 ORE - CUT&PAST DALL'ARTICOLO DI STEFANO FOLLI



Si è chiuso un capitolo della storia d'Italia durato quasi diciotto anni. L'uomo che ne è stato protagonista assoluto, che ha plasmato questa lunga stagione con personalità dirompente e insieme distruttiva, alla fine soprattutto auto-distruttiva, è uscito di scena in una cornice carica di toni drammatici. Una brutta atmosfera, evocatrice di antichi traumi.
Feste nelle strade, sì, ma anche cori eccitati, fischi, urla di ogni genere che hanno scandito gli ultimi minuti di Silvio Berlusconi prima delle dimissioni, fin sotto il palazzo del Quirinale. Ma in piazza, qui è là, c'erano anche i suoi ultimi appassionati sostenitori, estremi testimoni di quel grande moto d'opinione pubblica che è stato il «berlusconismo»: un fenomeno che in futuro meriterà l'attenzione degli storici e non solo dei cronisti.
Senza dubbio era ingenuo immaginare che l'addio avvenisse in forme serene o meno cupe. Non se ne va solo un premier o un capo politico, bensì quel personaggio unico che Berlusconi è stato. Nel dopoguerra nessuno come lui ha diviso gli italiani, nessuno come lui è stato amato e odiato, a seconda dei casi. Il suo periodo non può essere definito un regime, eppure finisce come talvolta finiscono i regimi.
Da oggi comincia un'altra storia. Il passaggio non potrebbe essere più sostanziale, persino clamoroso. Entro stasera il senatore a vita Mario Monti avrà l'incarico dal capo dello Stato..........


CERTO UN MOMENTO STORICO....NN RIESCO A CAPIRE COS'E' IL BRIVIDO FREDDO CHE PERO' CONTINUA AD INASCARIRMI LA SCHIENA.....MONTI? ...MMH NO DAI FORSE E' L'INFLUENZA

domenica 25 settembre 2011

IL "SINDACO" RACCONTA

MICRO INTERVISTA COL SINDACO DI PORTILE CHE IN COLLABORAZIONE CON WIKIFRASCA CI RACCONTA CHI SONO ALCUNI DEI NOMI CHE INCONTRIAMO SULLE TABELLE DELLE VIE DEI NS PAESI
VITTORIO BACHELET Ultimo di nove figli, ancora bambino si iscrive all'Azione Cattolica, presso il circolo parrocchiale di S. Antonio di Savena di Bologna, dove allora vive la sua famiglia. Dopo la maturità classica presso il Liceo Tasso si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza e inizia la militanza nella FUCI, dove presto diventa condirettore di Ricerca, il periodico della federazione universitaria.Nell'anno accademico 1947-48 è assistente volontario presso la cattedra di Diritto amministrativo presso l'Università La Sapienza. Intanto diviene redattore capo della rivista di studi politici Civitas, della quale nel 1959 diviene vicedirettore, e ottiene diversi incarichi presso il Comitato Interministeriale per la Ricostruzione e la Cassa per il Mezzogiorno.Nel 1957 pubblica un volume sull'attività di coordinamento nell'amministrazione pubblica dell'economia ancor oggi punto di riferimento nella legislazione nazionale e comunitaria, ottiene la libera docenza in Diritto amministrativo e in Istituzioni di diritto pubblico e inizia la sua carriera di professore universitario: dapprima docente di Diritto amministrativo presso la Scuola di applicazione della Guardia di Finanza e presso l'Università di Pavia, poi presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Trieste e, dal 1974, professore ordinario di Diritto pubblico dell'economia presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università La Sapienza di Roma. In questo periodo pubblica anche un'opera sul rapporto fra disciplina militare e ordinamento statale alla luce della Costituzione che parecchi anni dopo rappresenterà un contributo rilevante alla riforma dell'ordinamento militare, e un ampio saggio su Costituzione e Amministrazione: per Bachelet l'entrata in vigore della Costituzione apre "una fase nuova anche nel nostro sistema di giustizia amministrativa".Non abbandona mai la militanza nell'Azione Cattolica . Papa Giovanni XXIII nel 1959 lo nomina vicepresidente nazionale e nel 1964 Paolo VI lo nomina Presidente Generale . La missione che gli hanno affidato i due Papi è rinnovare l'Azione Cattolica per attuare il Concilio. La svolge democratizzando la vita interna dell'associazione, accompagnando il rinnovamento conciliare della liturgia, promuovendo una nuova corresponsabilità dei laici nella vita della Chiesa, guidando l'associazione verso un progressivo distacco dall’impegno politico diretto. Iscritto alla Democrazia Cristiana, nel giugno del 1976 viene eletto Consigliere comunale a Roma; il 21 dicembre dello stesso anno viene anche eletto vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, del quale fa parte come membro "laico", cioè eletto dal Parlamento in seduta comune (dove ha avuto un plebiscito: praticamente tutte le forze che componevano il cosiddetto "arco costituzionale" hanno votato per lui).Il 12 febbraio 1980, al termine di una lezione, mentre conversa con la sua assistente Rosy Bindi, viene assassinato da un commando delle Brigate Rosse (di cui fa parte Annalaura Braghetti) nell'atrio della facoltà di Scienze politiche de La Sapienza, con sette proiettili calibro 32 Winchester.
TITO SPERI (Brescia, 2 agosto 1825 – Belfiore (Mantova), 3 marzo 1853) è stato un patriota italianoe uno dei "Martiri di Belfiore".In gioventù frequentò il Liceo classico Arnaldo di Brescia. Nel 1848 partì come volontario alla prima guerra di indipendenza e militò nei Corpi Volontari Lombardi della colonna cremonese di Gaetano Tibaldi impegnati nell'invasione del trentino. Combatté nella battaglia di Sclemo e dopo il successivo armistizio ritornò a Brescia dove coadiuvò il comitato clandestino a preparare l'insurrezione delle Dieci giornate di Brescia. Comandò la difesa di Porta Torrelunga (l'attuale Piazza Arnaldo) e della piazza che oggi porta il suo nome. L'insurrezione scoppiò approfittando della partenza di parte dell'esercito austriaco verso il Piemonte, e si concluse il 1º aprile 1849, vedendo lo Speri protagonista di vari scontri armati. Con la capitolazione della città, il patriota si rifugiò nel cantone italiano a Lugano, fino a scendere verso Torino per aderire ai moti mazziniani. Rientrò poi a Brescia dopo l'amnistia. Ma la sua attività cospirativa fu scoperta e Tito Speri arrestato; venne condannato a morte nel 1853 tramite impiccagione a Belfiore, nel Quadrilatero austriaco. Il monumento a Tito Speri (innalzato nell'omonima piazza di Brescia) venne inaugurato solennemente il 1º settembre 1888. Resta famosa una poesia a lui dedicata da Giulio Uberti.
SALVO D’ACQUISTO Arruolatosi giovanissimo nei Carabinieri come volontario nel 1939, partì nuovamente volontario l'anno successivo per la Libia, presso Tripoli a pochi mesi dall'inizio della seconda guerra mondiale; dopo essere rimasto ferito ad una gamba, restò con il suo reparto in zona d'operazioni sinché non contrasse una febbre malarica e rientrò poi in Italia nel 1942 per frequentare la Scuola Allievi Sottufficiali Carabinieri e diventare sottufficiale. Uscitone col grado di vice brigadiere, fu destinato alla stazione dei Carabinieri di Torrimpietra. Dopo l'8 settembre 1943, un reparto di truppe tedesche delle SS si era accasermato presso la località Torre di i Palidoro, che rientrava nella giurisdizione teitoriale della stazione Carabinieri di Torrimpietra. Qui il 22 settembre alcuni soldati tedeschi che ispezionavano casse di munizioni abbandonate, furono investiti dall'esplosione di una bomba a mano, probabilmente per imperizia nel maneggio degli ordigni. Due dei soldati morirono ed altri due rimasero feriti. Il comandante tedesco attribuì la responsabilità dell'accaduto ad anonimi attentatori locali e richiese la collaborazione dei Carabinieri della locale stazione, temporaneamente comandata da Salvo D'Acquisto: minacciarono la rappresaglia se entro l'alba non fossero stati trovati i colpevoli. La mattina seguente, D'Acquisto, assunte alcune informazioni, provò a ribattere che l'accaduto era da considerarsi un incidente privo di autori, ma le SS richiesero la rappresaglia, ai sensi di un'ordinanza emanata dal feldmaresciallo Kesselring pochi giorni prima. Il 23 settembre furono dunque eseguiti dei rastrellamenti e catturate 21 persone scelte a caso fra gli abitanti della zona. Lo stesso D'Acquisto fu forzatamente prelevato dalla caserma, da parte di una squadra armata di SS, e fu condotto nella piazza principale di Palidoro, dove erano stati radunati gli ostaggi. Fu tenuto un sommario "interrogatorio", nel corso del quale tutti gli ostaggi si dichiararono ovviamente innocenti Durante l'interrogatorio dei rastrellati, il sottufficiale fu tenuto separato nella piazza, sotto stretta sorveglianza da parte dai soldati tedeschi e, "quantunque malmenato e a volta anche bastonato dai suoi guardiani. Agli ostaggi furono fornite delle vanghe e furono costretti a scavare una grande fossa comune nelle vicinanze della Torre di Palidoro, per la ormai prossima loro fucilazione. A quel punto, secondo la testimonianza di Angelo Amadio: « all'ultimo momento, però, contro ogni nostra aspettativa, fummo tutti rilasciati eccetto il vicebrigadiere D'Acquisto. ... Ci eravamo già rassegnati al nostro destino, quando il sottufficiale parlamentò con un ufficiale tedesco a mezzo dell'interprete. Cosa disse il D'Acquisto all'ufficiale in parola non c'è dato di conoscere. Sta di fatto che dopo poco fummo tutti rilasciati: io fui l'ultimo ad allontanarmi da detta località. » Salvo D'Acquisto si era autoaccusato del presunto attentato, addossandosi la sola responsabilità dell'accaduto e chiese l'immediata liberazione dei rastrellati.I 21 prigionieri furono lasciati liberi e immediatamente si diedero alla fuga, lasciando il sottufficiale italiano già dentro alla fossa, dinanzi al plotone d'esecuzione, fu fucilato all'età di nemmeno 23 anni.

mercoledì 24 agosto 2011

PEZZA FINITA

VISTO CHE...4ANNI FA VI HO CAGATO IL CAZZO COL RITIRO DELLA MIA PATENTE, E' DOVEROSO INFORMARVI CHE.....:

LA PEZZA E' FINITA!!!
MI HANNO RINNOVATO IL DOCUMENTO X 5 ANNI (RINNOVO MASSIMO) E VISTO CHE ALLO SCADERE AVRO 51 ANNI....SI RINNOVA IN MODO NORMALE TIPO ACI O AUTOSCUOLA OGNI LUSTRO COME X LE PERSONE NORMALI.

SALUTI E GRAZIE DI AVER CONDIVISO CON ME I MOMENTI DI PATIMENTO.... CON L'IMMAGINE SIMBOLO DELLA MIA AUTO DI ALLORA

giovedì 7 luglio 2011

DALLA MIA MAIL N° 1531

from Moccolo/Genova
 
G-Gate
Genova 2001 il massacro del G8
di Franco Fracassi e Massimo Lauria

Il film-inchiesta che racconta tutta la verità sul G8 di Genova del 2001

 in edicola da sabato 9 luglio con L'Unità nella collana
Segreti e bugie, prodotta da Telemaco



Il 20 e il 21 luglio del 2001 gli occhi del mondo erano
puntati su Genova. Durante quei giorni la città fu la
capitale del mondo.
G-Gate è un’inchiesta sul G8 del 2001. Racconta
quei due indimenticabili giorni, anche attraverso
le parole di chi li ha vissuti, le speranze dei
manifestanti, i meccanismi che hanno portato alla
violenza indiscriminata da parte delle forze
dell’ordine e di una parte dei dimostranti, gli
interessi politici internazionali intorno a quel vertice.
Da Seattle a Genova, passando per i vertici di Nizza, Praga, Napoli e Göteborg. Un viaggio
attraverso le forze dell’ordine e la catena di comando, nazionale ed internazionale.
A dieci anni di distanza G-Gate racconta tutta la verità sul G8 di Genova.
Una emozionante ricostruzione selezionata tra i finalisti al Premio Ilaria Alpi 2011.  

Guardate il trailer e venite a trovarci su:
http://telemaco-inchieste.blogspot.com/

sabato 2 luglio 2011

WAR

Edwin Starr, all'anagrafe Charles Edwin Hatcher (1942/2003), era un cantante statunitense
noto per varie hit soul degli anni settanta, la più celebre delle quali è War.

Biografia

Dopo la nascita, nel a Nashville, si trasferì presto a Cleveland, in Ohio, dove crebbe insieme ai cugini Roger et Willie Hatcher, anche loro cantanti soul.
Nel 57 formò un gruppo doo-wop, The Future Tones, e cominciò la sua carriera di cantante.
Negli anni sessanta visse a Detroit, incidendo inizialmente per una piccola casa discografica, la Ric-Tic, successivamente per la più famosa Motown, quando questa assorbì la prima nel 68.
Il suo primo successo risale al 1965: si tratta di Agent Double'O'Soul, sicuramente ispirato ai film di James Bond, in voga in quel periodo.
È del 1968 il primo successo di rilevanza internazionale: 25 miles ancora spesso suonato da radio oldies
Sicuramente la canzone per il quale è ricordato è War, del 1970. Si tratta di un pezzo di protesta contro la guerra del Vietnam, e l'interpretazione di Starr (tra l'altro il singolo venne registrato praticamente in presa diretta, a detta del cantante per gli esigui tempi di registrazione concessi dallo studio) fornisce alla canzone una intensità del tutto sconosciuta alla precedente versione incisa dal gruppo dei Temptations, facendone una pietra miliare tra gli inni pacifisti e oltrepassando le generazioni a cui era destinata. È infatti spesso campionata come base di canzoni hip hop o inserita quale colonna sonora in vari film.
Nel 1973 Starr si trasferì in Inghilterra, continuando per tutti gli anni '70 a registrare soul music. Da ricordare in questo periodo Hell Up In Harlem composta per l'omonimo film del 1974.
Nel 1979 riuscì di nuovo a rientrare nelle hit parade con un paio di canzoni disco, intitolate (Eye-To-Eye) Contact e H.A.P.P.Y. Radio.
Morì nel 2003 per un attacco cardiaco nella sua casa a Beeston, vicino NottinghamWar è la più famose tra le canzoni di Edwin Starr. Tipica canzone anti guerra del Vietnam fu scritta nel 1969 da Norman Whitfield e Barrett Strong per la Motown ed inizialmente “affidata” ai Temptations. Poi, a grande richiesta, incisa come singolo da Edwin Starr nel 1970.

Il testo di War e dopo la traduzione:

War
What is it good for
Absolutely nothing
War
What is it good for
Absolutely nothing
War is something that I despise
For it means destruction of innocent lives
For it means tears in thousands of mothers’ eyes
When their sons go out to fight to give their lives
War
What is it good for
Absolutely nothing
Say it again
War
What is it good for
Absolutely nothing
War
It’s nothing but a heartbreaker
War
Friend only to the undertaker
War is the enemy of all mankind
The thought of war blows my mind
Handed down from generation to generation
Induction destruction
Who wants to die
War
What is it good for
Absolutely nothing
Say it again
War
What is it good for
Absolutely nothing
War has shattered many young men’s dreams
Made them disabled bitter and mean
Life is too precious to be fighting
wars
each day
War can’t give life it can only take it away
War
It’s nothing but a heartbreaker
War
Friend only to the undertaker
Peace love and understanding
There must be some place for these things today
They say we must fight to keep our freedom
But Lord there’s gotta be a better way
That’s better than
War
War
What is it good for
Absolutely nothing
Say it again
War
What is it good for
Absolutely nothing
Il testo tradotto via www.antiwarsongs.org
LA GUERRA
La guerra
a cosa serve
assolutamente a nulla
La guerra
a cosa serve
assolutamente a nulla
La guerra è qualcosa che disprezzo
perché significa distruggere vite innocenti
perché significa lacrime negli occhi di migliaia di madri
quando i loro figli vanno a combattere per dar la loro vita
La Guerra
a cosa serve
assolutamente a nulla
Ditelo ancora
A cosa serve
assolutamente a nulla
La guerra
non serve che a spezzare il cuore
è amica solo di chi la intraprende
la guerra è nemica di tutta l’umanità
il pensiero della guerra mi fa esplodere la testa
passato di generazione in generazione
induzione distruzione
chi vuole morire
La Guerra
a cosa serve
assolutamente a nulla
Ditelo ancora
A cosa serve
assolutamente a nulla
La guerra ha mandato in pezzi i sogni di tanti giovani
li ha resi invalidi, amareggiati e malvagi,
la Vita è troppo preziosa per combattere
guerre
ogni giorno
la guerra non porta la vita, la porta solo via
La guerra
non serve che a spezzare il cuore
è amica solo di chi la intraprende
la guerra è nemica di tutta l’umanità
pace amore e comprensione
ci dev’essere spazio, oggi, per queste cose
dicono che si deve combattere per preservare la libertà
ma, perdio, ci dev’essere un modo migliore
migliore
della guerra
La Guerra
a cosa serve
assolutamente a nulla
Ditelo ancora
A cosa serve
assolutamente a nulla

domenica 19 giugno 2011

bye bye BIG MAN

Clemons, il "Big Man", è morto a 69 anni. A maggio l'ultima
esibizione al fianco di Lady Gaga

Il ricordo del Boss: «Il mio socio»

NEW YORK
Clarence Clemons, lo storico sassofonista della E Street Band di Bruce Springsteen, è morto questa notte. Una settimana fa era stato colpito da un ictus mentre si trovava nella sua casa in Florida. Lo ha reso noto un portavoce della band. Il "Boss" si è detto «distrutto dal dolore», riferisce la Cnn: «Ha sempre dato il massimo, ogni volta che è salito sul palco. Era un grande amico, il mio socio», ha aggiunto Springsteen.

Soprannominato da sempre "Big Man" per via della sua stazza, Clemons, 69 anni, ha accompagnato Springsteen fin dai primi anni Settanta. Ma da tempo aveva problemi di salute, soprattutto legati alla schiena e alle ginocchia, per i quali si è dovuto sottoporre a più interventi.

«L'ultimo tour è stato un vero inferno ma questo dolore mi ha reso molto più forte», aveva dichiarato il sassofonista a Rolling Stone, lo scorso febbraio, «e finché la mia bocca, le mie mani e il mio cervello funzioneranno continuerò a suonare». Dopo l'ictus, Clemons era stato sottoposto a due interventi chirurgici al cervello.

La sua ultima apparizione sul palco accanto al "Boss" risale allo scorso dicembre, al Carousel House di Asbury Park, nel New Jersey, mentre a maggio, in occasione della finale del talent show televisivo "American Idol", si era esibito al fianco di Lady Gaga.

venerdì 10 giugno 2011

Nucleare, i dimenticati di Chernobyl: indagine sul reattore che fa ancora paura

TRATTO INTEGRALMENTE DA LIBERO.IT

Premio Ilaria Alpi, trasmesso da Rai Due dossier e subito censurato, ecco il film integrale girato dallo scrittore e giornalista Claudio Bernieri in Ucraina, Bielorussia e Russia. Un gruppo di volontari milanesi e torinesi visita i territori intorno a Chernobyl a 25 anni di distanza. Kiev, Gomel, Minsk, i dintorni della centrale nucleare tra Russia, Bielorussia e Ucraina.
I volontari (coordinati da Massimo Bonfatti che sta realizzando con successo nei territori radioattivi dei campi coltivabili “protetti” e non inquinati dalla radioattività) girano tra i residenti dei territori colpiti dalle radiazioni, abbandonati dai governi: qui i tumori sono aumentati vertiginosamente, qui latte, miele, carni, funghi radioattivi vengono esportati in tutto il mondo.

GUARDA IL FILM INTEGRALE SU YOU TUBE: http://youtu.be/vPm6BF60xBk
www.youtube.com/watch?v=vPm6BF60xBk&feature=player_embedded

Il professor Vassilij Nesterenko, un fisico che ha contribuito a progettare la centrale, avverte - inascoltato da anni -l’Europa: “Il sarcofago che ingloba il reattore sta per crollare e il vicino fiume potrebbe tracimare e trascinare le tonnellate di polveri radioattive fino al Mar Nero e da lì nel Mediterraneo”. Parole censurate e occultate dai media occidentali. Una apocalisse annunciata? Un film sconvolgente che Milanosmarritatv, la web tv fuori dal coro, pubblica integralmente. Scritto e girato da Claudio Bernieri.Regia di Oscar Nani.
LA MAPPA DELLE CENTRALI IN EUROPA - Sono 143 le centrali nucleari operative in Unione Europea, 195 se si considerano anche quelle dei paesi confinanti con l'Ue come l'Ucraina (15 impianti), la Russia (32 impianti) e la Svizzera; 75 i reattori spenti destinati allo smantellamento e 8 quelli in costruzione. Il paese piu' ''nucleare'' dell'Unione e' senza dubbio la Francia con 58 centrali operative, che forniscono tre quarti dell'elettricita' consumata nel Paese e una piccola percentuale di quella consumata in Italia. La Francia e' anche esportatrice di tecnologia e i quattro reattori che Enel punta a costruire nel nostro Paese sono proprio del nuovo tipo EPR francese. Finora non c'e' nessun EPR attivo ma ce ne sono due in costruzione in Europa, uno a Flamanville sulla costa della Normandia e uno in Finlandia.
Il paese europeo piu' dipendente dall'atomo fino a poco piu' di un anno fa era la Lituania che produceva col nucleare oltre il 76% della sua elettricita', prima che l'UE imponesse la chiusura dei due grandi reattori di costruzione sovietica da 1.200 MW ciascuno, giudicati non all'altezza degli standard qualitativi europei. Fortemente dipendenti dal nucleare anche la Slovacchia (4 reattori che coprono il 54% del fabbisogno nazionale), il Belgio (7 reattori per 51,7% del fabbisogno), l'Ungheria (4 reattori per il 45% del fabbisogno), la Svezia (10 reattori per il 38% del fabbisogno), Repubblica Ceca (6 reattori per il 36% del fabbisogno elettrico) e, fuori dall'UE ma vicino ai nostri confini, la Svizzera (5 reattori per il 40% del fabbisogno).
Tra i grandi paesi europei che utilizzano l'energia nucleare da segnalare la Gran Bretagna che ha 19 reattori operativi che coprono il 18% della produzione elettrica nazionale e 26 impianti in fase di smantellamento. La maggior parte di questi reattori in 'decomissioning' sta creando non pochi problemi all'autorita' nazionale NDA visto che sono della vecchia tecnologia Magnox che richiede decenni e ingenti risorse per essere smantellata. C'e' poi la Spagna che ha 8 reattori in funzione, che soddisfano il 17,5% della domanda elettrica e 2 in fermata permanente.
In Europa si contano altri 2 reattori in Bulgaria, 2 in Romania e 1 in Slovenia. Sono poi tre i paesi dell'Unione europea che hanno, o hanno avuto, centrali nucleari e che sono usciti, o intendono uscire, da questa tecnologia. Di stretta attualita' il caso della Germania che ha 17 impianti operativi e 19 in fermata permanente. Il governo Merkel, dopo aver varato una legge l'anno scorso che estendeva di 25 anni la vita utile delle sue centrali, solo pochi giorni fa ha invertito la rotta e programmato la chiusura di tutte le sue centrali nei prossimi dieci anni. Per certi versi clamoroso il caso dell'Austria che nel 1978 voto' una moratoria sull'atomo subito dopo il completamento della sua prima centrale nucleare da 800MW, che quindi non entro' mai in funzione. Poi l'Italia che ha ancora 4 reattori (Latina, Trino Vercellese, Garigliano e Caorso) in fase di decomissioning dopo il referendum del 1987. Convertito a fonti fossili l'impianto allora in costruzione a Montalto di Castro.
Necessaria una citazione anche per la Svizzera, dove circa una settimana fa il Consiglio Federale ha deciso di bloccare i cantieri per le nuove centrali e di programmare un'uscita progressiva dall'atomo nell'arco dei prossimi 20 anni. Prevista la costruzione di un nuovo reattore in Olanda, uno in Slovenia, 2 in Romania 4, in Gran Bretagna, e 2 in Ungheria mentre la Polonia, che oggi ha solo centrali tradizionali, ha annunciato di voler entrare nel nucleare con 6 reattori. Cantieri aperti in Repubblica Ceca (su 2 reattori), in Slovacchia (2 reattori), in Finlandia (1 reattore), in Bulgaria (2 reattori) e in Francia (1 reattore in costruzione e un altro gia' programmato). Da segnalare anche gli 11 reattori in costruzione in Russia e i 2 in Ucraina. (Dati OCSE, IAEA e Commissione Europea).

domenica 22 maggio 2011

RICORDI "FURIOSI" DI TEMPI LONTANI

SI...MI SENTO SEMPRE + VECCHIO E COME SE NN BASTASSE ANCHE LA MIA MENTE VA A CERCARE RICORDI DI GIOVENTU' CHE ALTRO NN POSSONO FARE SE NN FARMI SENTIRE ANCORA + DECREPITO. MA QUESTO PERSONAGGIO PENSO CHE SIA GIUSTO VENGA RICORDATO DA TUTTI:
Dati biografici
Nome Giuseppe Furino
Paese bandiera ITALIA
Altezza 167 cm
Peso 69 kg
Dati agonistici


Ruolo MEDIANO
Carriera
Squadre di club1
1965-1966 600px Nero e Bianco (Strisce).png JUVE 0 (0)
1966-1968 600px Bianco e Blu a Strisce.png SAVONA 61 (7)
1968-1969 600px Rosa e Nero in diagonale con aquila.png PALERMO 27 (1)
1969-1984 600px Nero e Bianco (Strisce).png JUVE 361 (8)
Nazionale
1970-1974 Bandiera dell'Italia ITALIA 3 (0)
Palmarès
W.Cup.svg  Mondiali di calcio
Argento MESSICO 70
Nella società bianconera giocò da titolare inamovibile per oltre un decennio, andando a rafforzare un centrocampo già dotato di giocatori come Benetti e Tardelli e conquistando otto scudetti (1971-1972, 1972-1973, 1974-1975, 1976-1977, 1977-1978, 1980-1981, 1981-1982, 1983-1984), due Coppa Italia (1978-1979, 1982-1983), una Coppa Uefa (1976-1977) e una Coppa delle Coppe (83/84). Visse in gran parte l'epopea del decennio vincente di Trapattoni, col quale vinse cinque scudetti.

TRATTO INTEGRALMENTE DA:
http://ilpalloneracconta.blogspot.com/2007/07/giuseppe-furino.html

Palermo e Torino, Torino e Palermo. Questa, salvo una breve parentesi a Savona, è la storia calcistica di “Beppe” Furino. Nasce, nel capoluogo siciliano, il 5 luglio del 1946:
«Mio padre, maresciallo di finanza, era stato trasferito da Palermo ad Avellino quando avevo appena sei mesi», racconta, «nella città irpina ho vissuto fino a tre anni. Poi la minacciosa diffusione di un’epidemia indusse mia madre, che era nata a Ustica ed apparteneva ad una famiglia fortemente radicata sull’isola, a mandarmi per qualche tempo dai suoi genitori. Nonno Peppino era stato sindaco di Ustica negli anni cinquanta e, con nonna Silvia, gestiva uno di quei negozi in cui si vende di tutto e che rappresentano il punto di riferimento dell’intera comunità. Zio Domenico invece, genio e sregolatezza della famiglia, faceva il medico fra Palermo ed Ustica. La famiglia di mio nonno era molto amata dalla gente anche perché, durante la guerra, non aveva lesinato aiuti a chi si trovava in difficoltà. L’ambiente per me, oltre che sano, era affettivamente ideale anche fuori dall’ambito familiare. E così, prima che l’italiano od il napoletano, ho imparato il dialetto siciliano, che ancora oggi esercita su di me un fascino straordinario. Dopo appena un anno sono tornato ad Avellino. Ad otto anni mi sono trasferito a Napoli ed a quindici definitivamente a Torino».
Furino, cresce calcisticamente nella Juventus, nei “N.A.G.C.”, la scuola calcio bianconera; il primo prestito è al Savona, dove si disimpegna come ala sinistra. Tornato a Torino, viene trasferito nella sua città natale, dove disputa il campionato 1968-69: «Ero cresciuto nel settore giovanile della Juventus e venivo da un paio di campionati a Savona fra B e C; la società bianconera voleva prendere il rosanero Benetti ed io fui girato in prestito al Palermo, che era appena approdato in serie A. C’era un grande entusiasmo, il Palermo tornava nel massimo campionato dopo cinque anni. Le prime due giornate giocammo in trasferta: all’esordio a Cagliari e perdemmo 3 a 0, due goals di Riva ed uno di Boninsegna; poi a Torino contro la Juventus e portammo a casa un bel pareggio. Finalmente, arrivò il debutto allo stadio “Favorita”, ospitavamo l’Inter di Mazzola, Corso, Suarez e Jair. Lo stadio poteva tenere quarantamila spettatori ma, secondo m,e non erano meno di sessantamila. C’era un tale frastuono che non riuscivo a sentire nulla di quello che si diceva sul campo. Riuscimmo a fare 0 a 0, come la settimana precedente. La seconda emozione la provai entrando a “San Siro” dove quell’anno pareggiammo sia contro l’Inter che contro il Milan. A fine campionato ritornai alla Juventus, dove sono rimasto tutta la carriera».
In quella stagione palermitana, “Beppe” disputa 27 partite e realizza un goal; torna a Torino nell’estate del 1969 e trova una Juventus completamente rivoluzionata, dopo la ferrea gestione di Heriberto Herrera e del suo “movimiento”. L’allenatore è “Don” Luis Carniglia, che non farà tanta strada, tanto è vero che sarà presto sostituito da Ercole Rabitti.
Per uno scherzo del destino, nella prima di campionato la Juventus deve affrontare al “Comunale” il Palermo; è il 14 settembre 1969 e le due squadre, agli ordini dell’arbitro Gussoni, si schierano così:
Juventus: Tancredi; Salvadore e Leoncini; Morini, Castano e Furino; Favalli, Haller, Anastasi, “Bob” Vieri e Leonardi.
Palermo: Ferretti; Bertuolo e Pasetti; Lancini, Giubertoni e Landri; Pellizzaro, Reja, Troja, Bercellino Silvino e Ferrari.
La partita non ha storia; i rosanero passano in vantaggio con Troja dopo soli quattro minuti, ma la reazione bianconera è furiosa. Una doppietta di “Helmuttone” Haller ed un goal di Leonardi mettono le cose a posto; a dieci minuti dalla fine, però, ci pensa proprio lui, “Beppe” Furino a siglare la rete del definitivo 4 a 1 cominciando, nel migliore dei modi, la sua lunga e splendente carriera in bianconero.
Ci sono sempre state due correnti di pensiero su “Beppe” Furino. Boniperti ed in generale tutti gli allenatori bianconeri, lo hanno sempre considerato un giocatore fondamentale per le proprie squadre, un capo carismatico, un tipo coriaceo, grintoso, portabandiera dei cosiddetti “giocatori umili” che sono però insostituibili in una squadra che vuole vincere. 528 presenze con la maglia bianconera, 19 goals, otto scudetti, tantissime partite con la fascia di capitano al braccio, testimoniano quanto Furino sia stato uno degli artefici delle vittorie della Juventus targata Boniperti.
Non gli è mai piaciuto essere definito la bandiera della Juventus: «Perché la bandiera sta alta sul pennone ed io non sono certo il tipo da piedistallo. Tutt’altro, preferisco star giù a lavorare con gli altri, soprattutto con i giovani, con i quali mi trovo benissimo, perché parlo come loro e “sento” come loro».
Il rovescio della medaglia è rappresentato dalla Nazionale. Prima Valcareggi, poi Bernardini ed infine Bearzot, hanno sempre ignorato questo siciliano tosto, al punto di definirlo un giocatore mediocre; solamente tre presenze, una vera ingiustizia.
Con lui, il calciatore “povero” è riuscito ad emergere, fino ad arrivare nella stanza dei potenti; con lui, il mediano faticatore è importante come il fuoriclasse; con lui, il calciatore è divenuto “dignitoso”, anche se le sue giocate sono meno belle di quelle dei cosiddetti assi. È un campione chi si sacrifica costantemente per la squadra; la classe non è solo stile, ma anche rendimento.
La parola “stanchezza” non esiste nel suo vocabolario: «Una volta sola ho avuto un po’ di paura. È stato in occasione di una partita di Coppa Italia, giocata contro il Catanzaro. Non so dire con precisione che cosa sia stato, perché è durato poco. Ma ho provato un po’ di timore, difficile da spiegare; per fortuna non si è più ripetuto».
Non ha mai amato i giornalisti e non è mai stato tenero nei loro confronti; ha avuto tantissime difficoltà a rapportarsi con loro, fino addirittura a snobbarli, in quanto erano i giornalisti stessi ad ignorare Furino.
Caminiti gli affibbiò il soprannome di “Furia” dopo le prime partite nella Juventus, un volta tornato dal prestito da Palermo, la sua città natale, ma Furino è palermitano solo in apparenza, essendo taciturno, come la maggior parte dei siciliani. È, invece, un torinese di adozione, in quanto gran lavoratore sparato e spedito.
Lo stesso Caminiti lo descriveva in questo modo: «Mi colpiva, in quei giorni, il suo rapporto con la madre, piccola e stortarella come lui, ma verissima donna, maniacale nell’amore per i figli, per l’esempio costante di dovere, come le madri di una volta, che forse non esistono più. E mi era sembrato il giocatore emanazione di questa madre, la sua grandezza la facevo tutta morale, in campo lo vedevo crescere da nano (è alto 1,69) a gigante, in virtù di questa sua primigenia ricchezza, la ricchezza dell’isola bedda».
Il primo ad intuire le grandi qualità di Furino, è Boniperti, ma è “Cesto” Vycpalek, succeduto a Rabitti, scopritore del ragazzo, ed al povero Armando Picchi, a valorizzarlo in pieno nei fatti, enfatizzandone le qualità, perché “Furia” ha bisogno di fiducia per scatenarsi e rendere al massimo. Diventa in poco tempo il propulsore ed il trascinatore; nasce il mediano considerato il più “cattivo” d’Italia, in quanto è spietato nel contrasto, non si tira mai indietro, in ogni mischia che si rispetti, lui è presente.
Quando è necessario, è pronto a litigare, in quanto non ha paura di niente e di nessuno. La Juventus ha giocatori molto celebrati ed importanti, come Bettega, Zoff, Causio, lo stesso Anastasi, che “Furia” cordialmente odia, ma lui è fondamentale in squadra. Boniperti lo sa benissimo e non manca mai di elogiarlo: «Tutti dovreste giocare col cuore che ci mette lui».
Quando l’Ajax batte la Juventus, nella finale della Coppa dei Campioni a Belgrado, Boniperti in testa è il più emozionato di tutti, e “Furia” fallisce pure lui, come tutta la squadra. Nasce così l’impressione che sia un giocatore provinciale, tutt’altro che indispensabile; Valcareggi tecnico degli azzurri non lo apprezza più di tanto, anche se lo convoca per i Mondiali messicani. Anche Bernardini, fautore dei giocatori dai “piedi buoni”, quando lo manda in campo, a Genova contro la Bulgaria, il 29 dicembre 1974, lo fa più per accontentare l’opinione pubblica, che per convinzione personale.
Ma “Furia” si esprime al meglio in campionato, con la maglia bianconera. Sui rettangoli nostrani si decide tutto e qui Furino è un grandissimo. È il giocatore più stringente che si sia mai visto nella zona mediana, una catapulta. Con la sua determinazione, carica i compagni, li “obbliga” ad impegnarsi all’estremo delle forze, li esalta col suo esempio. Non si tira mai indietro, è sempre lì che “morde” i calcagni degli avversari, dove c’è pericolo, accorre lui, brutto, sghembo, ma bellissimo nell’ardore. Ma non è solo questo, tatticamente è un giocatore molto intelligente, è lui, infatti, che si schiera da “libero” durante le frequenti avanzate di Scirea ed è sempre lui a “coprire” le sgroppate di Tardelli.
Il suo modo di giocare lo porta a realizzare pochissime reti. Una in particolare, però, si rivelerà di importanza enorme: quart'ultima giornata del campionato 1976-77. Sabato 30 aprile al “Comunale” di Torino va in scena l'anticipo di campionato contro il Napoli. La Juventus, che sta lottando con il Torino per lo scudetto, è reduce dal pareggio di Perugia ed è obbligata a vincere; segna Bettega, pareggia nella ripresa Massa. La squadra bianconera è in difficoltà, il Napoli la mette sotto mentre un autentico nubifragio si abbatte sul campo. A quattro minuti dal termine, quando lo spettro del sorpasso granata si sta ormai materializzando, ecco che, tra grandine e fango, spunta la zampata vincente del capitano che ridarà morale e fiducia alla squadra.
La sua carriera termina, praticamente, con l’arrivo di Platini; famosa è la frase dell’Avvocato: «È inutile avere Platini, se il gioco passa attraverso i piedi di Furino».
Il “Trap” obbedisce e “Furia” viene sostituito da Bonini. Trapattoni non si dimentica, però, di Furino e lo schiera nel campionato successivo, per permettergli di vincere il suo ottavo scudetto.
Ci sono stati tanti mediani fortissimi nella storia bianconera: Bigatto o Bertolini, Depetrini o Del Sol, ma nessuno è stato come lui. Il suo sacrificio, la sua presa diretta nel gioco, là dove nasce il pericolo, là dove si rischia, non manca mai.
Un grande campione “povero”, forse il più grande di tutti. E non importa se nel mondo del calcio, soprattutto in Italia, sono considerati molto di più i giocatori virtuosi di quelli che “sudano”, che lottano, che sbagliano un passaggio. Furino ha aperto gli occhi a tanti; si può essere campioni anche non essendo belli.
Diceva alla fine del 1979: «Tutte le vittorie sono uno stimolo a proseguire con lo stesso spirito, per questo mi sento ancora al debutto. Perché mi sono realizzato in una Juventus vincente, una Juventus che mi ha insegnato che, per andare avanti, bisogna darci dentro, per ottenere il risultato attraverso il gioco e la lotta. La durezza delle stagione e la media positiva dei miei anni calcistici, durante i quali ho ricoperto tantissimi ruoli, da difensore puro ad ala tornante, da centrocampista a “jolly”, mi hanno fatto maturare una mentalità elastica, ma sempre proiettata in avanti. Mi rendo conto che posso farcela ancora e bene; non vedo il motivo per sentirmi dire che sono, non dico vecchio, ma anziano. Sarò un vecchio capitano, questo sì, perché porto la fascia da sei stagioni, ma, nel ruolo, mi sento proprio come ero agli inizi e questo mi carica. Una cosa sola voglio: andare avanti con lo stesso spirito».

Intervistato dal “Guerin Sportivo” a fine settembre 2009:
 I numeri fissi si vedevano solo ai Campionati del Mondo ed agli Europei. Ma il quattro bianco sul quadratone nero ha avuto un unico padrone nella Juventus degli anni settanta: “Beppe” Furino. Quella era la sua targa, il suo marchio, il suo codice a barre. Per oltre cinquecento partite (361 solo in campionato) spalmate in quattordici anni di ininterrotta permanenza in bianconero. Otto scudetti, un record, e una manciata di coppe. Tutte alzate per primo da lui, il capitano. Onore che gli è toccato fin dal 1976, quando andò via Anastasi. Fascia blu sul braccio sinistro, bianca nella divisa da trasferta. Di lui Giampiero Boniperti, il suo presidente, diceva che aveva due cuori, uno a destra, l’altro a sinistra per rimarcarne la generosità, la dedizione alla causa, l’attaccamento alla maglia.
Una vita in trincea la sua. Con il quattro sulla schiena, in un’epoca in cui a quel numero era associato solo e soltanto un ruolo: il mediano. Quello che corre, lotta, combatte, si appiccica al dieci avversario per duelli condotti, talvolta, sul filo di un regolamento che qualche concessione in più in quegli anni faceva al meno dotato tecnicamente. Chilometri e sudore, sguardi severi e concentrazione spinta al massimo: qui dentro sta Giuseppe Furino, una vita per la Juventus che domenica sera, nella gara che chiude la settima giornata, sbarca in Sicilia per sfidare il Palermo di Zenga. Una partita dal sapore particolare per lui che in rosanero ha debuttato in serie A, prima di diventare una colonna bianconera.
Quali sono le sue sensazioni? «Con il Palermo ho compiuto l’ultimo passo verso il ritorno alla Juventus, una tappa fondamentale per la mia formazione professionale. Venivo da due stagioni al Savona. Ero arrivato a Palermo per caso, nel giro dei prestiti, credo legato all’operazione che portò Benetti alla Juventus. Un solo campionato, quello della stagione 1968-69, giocato bene, in crescendo, con una salvezza conquistata meritatamente».
La sua pagella come fu? «Bei voti. I tifosi mi elessero calciatore dell’anno. Il pubblico palermitano è stupendo. Alla prima partita che giocammo in casa la Favorita scoppiava dalla gente che c’era. Ricordo il mio primo gol in A contro la Sampdoria, ma anche una domenica da incubo a rincorrere quel pennellone di Menti, l’ala destra del Vicenza».
Perché lei all’epoca giocava terzino sinistro? «Quell’anno sì. E anche nei primi periodi alla Juve. Ma il mio ruolo vero era a centrocampo. Da piccolo presi una cotta incredibile per Sivori. Anch’io portavo i calzettoni abbassati. Poi un giorno, durante un allenamento, vidi Del Sol. Rimasi incantato dal suo modo di giocare. Sentivo che il mio posto era in mezzo al campo e lì prima o poi sarei tornato. Come è successo, anche se non è stato automatico».
Mi par di capire che i primi periodi alla Juventus non siano stati semplici. «È così. Non credo che rientrassi nei piani societari. Su di me probabilmente non c’era il pieno consenso, forse volevano inserirmi in qualche giro di mercato, non so. Alla fine comunque sono rimasto».
Quando c’è stata la svolta? «Con l’esonero di Carniglia e l’arrivo di Rabitti alla settima giornata. Quello fu il primo passo, completato con l’ingresso di Boniperti in società. Devo dire, comunque, che con Carniglia ero riuscito a giocare quasi sempre da titolare, magari cambiando spesso ruolo e posizione. Avevo addirittura segnato un goal alla mia prima partita in bianconero. Guarda caso proprio contro il Palermo».
Palermo e Juventus, la sfida continua: che clima c’è in casa Furino? «È una partita particolare. A Palermo ci sono nato anche se dopo pochi mesi mio padre, maresciallo della finanza, fu trasferito ad Avellino. Nonostante questo, sono legatissimo alla mia terra d’origine. In particolar modo ad Ustica: lì abitava mia nonna materna. Sull’isola per anni ho trascorso le mie vacanze, anche quando ero ormai un giocatore affermato».
Meglio Zenga o Ferrara? «Zenga mi piace molto. Il Palermo con Ballardini aveva perso un ottimo allenatore, ma ne ha trovato uno altrettanto bravo. A Catania ha lavorato bene. Ferrara mi convince, la sua scelta rispetta la tradizione juventina di affidarsi ad allenatori giovani e non ancora affermati».
Si riferisce a Picchi e Trapattoni? «Senza dubbio. Armando Picchi non ha avuto la fortuna di vedere i risultati del suo lavoro, che ci sono stati. Era molto vicino come mentalità a noi calciatori, in fondo aveva smesso da poco. Un gran dolore la sua perdita, noi giocatori sapevamo qualcosa, ma non più di tanto all’inizio».
E Trapattoni? «Diversi di noi ci avevano giocato contro, qualcuno insieme. Benetti e Boninsegna gli davano del tu, io no. Anche Zoff gli dava del lei nonostante fossero quasi coetanei. Fu una bella ventata di freschezza e novità. Il “Trap” fu una gran bella intuizione di Boniperti».
Così la formazione la faceva lui, no? (ride). «Trapattoni non aveva certo bisogno di tutori. Semmai si consultava con noi giocatori, quello sì. Il sabato prima della partita faceva il giro delle camere. Tastava il polso alla squadra, coglieva sensazioni, magari da qualcuno ricavava qualche buon suggerimento. Il “Trap” era giovane, ma aveva le idee chiare. E moderne, come quella di giocare senza un regista di ruolo».
Per questo motivo Capello fu ceduto? «Sì».
Sicuro che non ci sia stato anche il suo zampino? «Capello rilasciò un’intervista dai toni accesi. Era in America con la Nazionale per il torneo del Bicentenario. La Juve aveva perso lo scudetto in malo modo, regalandolo al Torino. Fu uno sfogo, il suo: un po’ voluto, un po’ provocato».
Nel merito cosa disse? «Criticò la Juve, il gioco, i compagni. Tirò dentro anche me, per giustificare il suo calo di rendimento e le difficoltà di gioco della Juve. Da lì è partito tutto, con qualcuno che pensò addirittura ad una mia vendetta. Non è vero nulla, io non c’entravo niente eppoi non ho mai avuto il potere di cacciare nessuno».
A parte qualche tifoso ingrato, così mi risulta. «Questo è vero. Successe all’aeroporto di “Caselle”, dopo aver vinto la Coppa Uefa contro l’Athletic Bilbao. Tornammo a Torino su un aereo privato della Fiat, io scesi per primo con la Coppa in mano. Misi piede a terra e vidi davanti a me un tifoso che l’anno prima era stato tra i più accaniti nelle critiche e nelle offese. Gli dissi: “Brutto bastardo, levati subito di lì sennò la Coppa te la spacco in testa”».
Come, la Coppa appena vinta dopo un eterno digiuno? «Per carità, non l’avrei mai fatto. Conquistare la Coppa Uefa è stato uno dei momenti più belli della mia carriera. Il primo trofeo internazionale, dopo una vera e propria battaglia a Bilbao. Senza contare che quattro giorni dopo avremmo battuto la Sampdoria e vinto anche lo scudetto dei record. Una stagione trionfale e con una squadra tutta italiana».
E senza regista: alla fine ebbe ragione lei. «Ancora con questa storia (sorride). A parte il fatto che avevamo un certo Causio là davanti che svolgeva alla grande i compiti di regista avanzato, le dico questo: non c’è calciatore che giochi male per colpa di un altro. Se accade, le responsabilità sono soltanto del diretto interessato. Questa è la semplice regola».
Vale anche per i grandissimi? «Sì».
Compreso Platini? «Altra storia buffa. Qualcuno ha voluto metterci l’uno contro l’altro. Dicevano che non volevo passargli il pallone. Che fesseria !!! La verità è che quando Platini arrivò alla Juve non era in forma. Ha impiegato mesi per ambientarsi, forse un tempo eccessivo. Ma se non giocava bene, non era certo per colpa mia».
I rapporti con l’attuale presidente dell’Uefa come sono? «Cordiali, ci mancherebbe altro. D’altronde oggi sono buoni anche i rapporti con quelli del “Toro”» (risata).
Il derby era lo spauracchio di Boniperti, vero? «Ci spaccava le palle fin dal lunedì. Era la settimana più lunga dell’anno e la partita più sentita, specie da chi come me veniva dal settore giovanile, e di sfide con il Torino ne aveva già vissute tante».
Ricordi speciali? «Andavo nello spogliatoio due ore prima: giocavo un’altra partita, tutta mia, prima di quella vera. La tensione era veramente altissima e in campo si vedeva. Noi giocavamo, loro facevano i goal. Le offese e le provocazioni erano all’ordine del giorno».
Per esempio? «Le racconto solo questo episodio. Per stemperare il clima teso, a gioco fermo, corre verso di me un avversario con il braccio teso: vuole stringermi la mano per riportare la calma. Mentre si avvicina, me ne dice di tutti i colori. Io, allora ritraggo la mano, come a dire: sei impazzito ??? Il guaio è che agli occhi della gente è rimasta l’immagine del mio rifiuto, ma nessuno sa il vero motivo».
Vabbeh, non vorrà mica passare da verginella? «No, figuriamoci. Qualcuna l’ho fatta anch’io».
Se le dico Juventus-Roma del maggio 1981, quella del famoso goal annullato a Turone? «Le rispondo che giocai veramente con la rabbia negli occhi».
Perché? «A poche giornate dalla fine, era uno scontro diretto per lo scudetto. Ci mancava, però, mezza squadra. Tardelli e Bettega erano stati squalificati, non avevamo punte di ruolo in campo. Allora dissi a Trapattoni: se la mettiamo sul piano del gioco, questi ci fanno neri. Buttiamola sull’agonismo. Gli promisi che avrei giocato al limite del regolamento».
Ma andò oltre, perché Bergamo tirò fuori il rosso.
«Fu una stupidaggine con Maggiora, tra l’altro mio vecchio compagno juventino. Ma alla fine fu 0 a 0 ed il punto fu decisivo per noi. D’altronde quello era il mio modo di giocare, di interpretare la gara. Correre, lottare, incitare i compagni. Non solo la domenica, anche in allenamento».
A chi ha dovuto fare qualche bella risciacquata durante la settimana? «Qualcuno ogni tanto andava stimolato. Marocchino, per esempio, aveva delle qualità enormi, ma era pigro. Di Tacconi, poi, non ne parliamo. In allenamento era una rovina. Nelle partitelle sceglievo sempre Bodini, uno di quelli come me, che non mollava mai».
Ed in campo, c’è stato qualche episodio da raccontare? «Credo che su tutti ci sia quello di Firenze con Prandelli. Punizione decentrata per la Fiorentina. Zoff chiede due uomini in barriera. Andiamo io e Cesare. Io mi allineo con il palo e cerco di portare a me Prandelli. Lui, invece, tergiversa, spostandosi verso il centro. Allora lo riprendo bruscamente, un po’ troppo, ma la foga agonistica a volte ti fa fare anche cose che non vuoi».
Vi siete chiariti dopo? «Certamente. Gli ho chiesto scusa, oltretutto Prandelli è sempre stato un bravo ragazzo, serio, disciplinato. Le dirò di più. Quando ero alla Juve come responsabile del settore giovanile, ho fatto di tutto per portarlo da noi. Ma lui si era ormai impegnato con l’Atalanta ed è rimasto là».

domenica 6 febbraio 2011

NUOVA PHOTOGALLERY STORICA

IL POST E' X COMUNICARVI CHE E' STATA PUBBLICATA LA PHOTOGALLERY DEL VIAGGIO A BUDAPEST DEL 1989....

sabato 5 febbraio 2011

Fenomenologia di Nicole Minetti, la sua biografia dai 90 ai 360°.

Nicole Minetti, nata a Rimini 25 anni fa da padre italiano e madre inglese, appena diciottenne ha abbandonato la riviera romagnola e si è trasferita a Milano per studiare da igienista dentale al San Raffaele . Diploma in tasca e tanga minimale in valigia ha iniziato la sua avventura a Milano dove, lei sostiene, è venuta fuori la sua voglia di emergere tra la gente. Ed è per questo stesso motivo che si è subito data da fare e ad un posto di commessa in centro da Zara ha preferito svestirsi nei panni di showgirl nel mondo dello spettacolo entrando a far parte nel cast fisso di Colorado Cafè. Nel novembre del 2009 si specializza con il massimo dei voti con una tesi dal titolo “Differenze etiche ed epistemologiche tra il filo interdentale e il filo del perizoma”. Il vero colpo di culo però è arrivato solamente a Dicembre quando il premier Berlusconi è stato ricoverato dopo il gravissimo attentato di Piazza Duomo nell’ospedale dove lei lavorava. Incontrato San Silvio da Arcore, con la sola imposizione di una mano sulla pacca, la Nostra ha capito che la sua vera passione era la politica e per questo si è ingraziata il presidente con un lungo discorso che partendo da Nixon e Sir Joseph Nye lasciandosi sfuggire di bocca le stesse parole di Monica Lewinsky (lei però il vestito magari l’ha lavato e non l’ha conservato in una teca per tre o quattro anni) è persino riuscita ad abbracciare i temi della crisi economica e del barbiere di Bossi. E’ stata perciò candidata in una lista sicura del PdL (a prova di bomba, Formigoni ha dovuto persino contattare i giudici corrotti dalla P3 per farla riammettere) e, salita in cattedra a mo’ di maestrina sexy, è diventata consigliera regionale in servizio al Pirellone (e mai nome fu più adatto). Oramai amica strettissima del premier, questi gli ha intestato quattro appartamenti in via dell’Olgettina (le malelingue dicono via dell’Orgettina) dove la selezione per gli inquilini è stata rigidissima: Solo donne, referenziate e con esperienza su strada. Per distrarsi dal troppo lavoro è solita organizzare cene intime tra pochi amici in villa ad Arcore dove, moderna scudiera di talenti del materasso, ha portato decine e decine di ragazze che, sorriso smagliante, chiappa alta e nienteavemaria, venivano spesso ringraziate con abbondanti somme di denaro. Chi pensa che sia prostituzione ha torto. La prova ce la fornisce la Minetti stessa nel suo sito: è questa la politica in mezzo alla gente, preferibilmente sotto i diciotto e disposte a vestirsi da infermierina per giocare alla dottoressa e al malatone.

lunedì 3 gennaio 2011

E' L'ANNO DELL'ANNA

SBARAGLIANDO LE AVVERSARIE....
SENZA PIETA'......
NON C'E' STORIA....

DONNA DELL'ANNO 2010
 QUESTI I TITOLI DI ALCUNI DEI + IMPORTANTI QUOTIDIANI INTERNAZIONALI DOPO LA VITTORIA DELL'ANNA DEL VANDO NEL SONDAGGIO CHE HA DESIGNATO LA

DONNA+++ DEL 2010.

ALLA DOMANDA:
"COSA PENSI CHE ABBIA SPINTO  UOMINI E DONNE A VOTARTI IN MODO COSI' MASSICCIO?" HA RISPOSTO:

L'IMPORTANTE E' IL VOTO DELLE DONNE....
GLI UOMINI SONO:


come il caffè…i più apprezzati sono caldi,ricchi e ti tengono sveglia tutta la notte.

Come i rappresentanti….nn puoi credere a una parola di quello che dicono

Come le fotocopiatrici… servono per la riproduzione e nient’altro

Come un conto in banca…senza denaro,non generano interesse

Come le nevicate… non si sa mai quando vengono, di quanti centimetri saranno e quanto a lungo dureranno

Come gli oroscopi… ti dicono sempre cosa devi fare e di solito sbagliano

Come le minigonne… se non stai attenta ti scoprono le gambe

Come certi dipendenti statali… qualunque cosa gli si chieda hanno sempre qualcosa di meglio da fare, cioè niente

Come gli spazi dei parcheggi quelli buoni sono già tutti presi e quelli liberi sono brutti,scomodi o troppo piccoli

Come i postini… bussano a tutte le porte sperando che qualcuna apra

Come gli ingegneri.. per loro funziona tutto, in pratica il primo idraulico che passa sa fare di meglio

Come un videoregistratore… avanti,indietro,avanti,indietro,eject

Come gli spaghetti… più sono cotti ,più sono appiccicosi

Come le lumache… hanno le corna, sbavano, strisciano e sono convinti che la casa sia loro

Come le nuvole… quando se ne vanno si può sperare in una bella giornata

Come le piastrelle… se li stendi bene la prima volta puoi camminarci sopra per anni

Come i francobolli… se li lecchi bene non si staccano più

venerdì 17 dicembre 2010

RIFLESSIONI SUGLI APPUNTI.....

DI STORIA...3° MEDIA

LE RIVOLUZIONI DEL 1848



12 GENNAIO – REGNO DELLE DUE SICILIE – SCOPPIA A PALERMO UN’INSURREZIONE CHE BEN PRESTO SI DIFFUSE IN TUTTA L’ISOLA. RE FERDINANDO SECONDO DELLA DINASTIA DEI BORBONICI (O SE PREFERITE DELLA “FAMIGLIA RIINA”)CONCESSE UNA COSTITUZIONE CHE POI RITIRO’.

22/24 FEBBRAIO – IL POPOLO DI PARIGI INSORGE CONTRO IL RE LUIGI FILIPPO SILVIO D’ORLEANS CHE INIZIALMENTE AVEVA PROMESSO DI GOVERNARE IN MODO LIBERALE ED AVEVA ISTITUITO UNA MONARCHIA COSTITUZIONALE….POI DIVENTATA SEMPRE + AUTORITARIA.
LA SITUAZIONE ERA STATA AGGRAVATA DA UNA CRISI ECONOMICA CHE AVEVA PORTATO UNA DIFFUSIONE DELLA MISERIA E DISOCCUPAZIONE.
IL RE ABDICO’ E FUGGI AD ANTIGUA (IN VERITA’ IN INGHILTERRA),IN FRANCIA FU PROCLAMATA LA SECONDA REPUBBLICA(X NOI SAREBBE LA TERZA)A CAPO DELLA QUALE FU NOMINATO (NDR FU UN COLPO DI STATO),COME PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, LUIGI NAPOLEONE I NIPOTE DI NAPOLEONE BONAPARTE (CHIAMATELO COME VI PARE SAPPIATE SOLO CHE UNA VOLTA INSEDIATOSI SI AUTOPROCLAMO’ IMPERATORE)

IL 10 MARZO INSORSE BERLINO NELLA CONFEDERAZIONE GERMANICA E TRE GIORNI DOPO PRAGA E BUDAPEST NELL’IMPERO AUSTRIACO. LE LORO RIVOLUZIONI FURONO SOFFOCATE DA FRANCESCO GIUSEPPE (MANGANELLI)

17 MARZO LA RIVOLTA POPOLARE CON A CAPO L’EX DETENUTO POLITICO DANIELE MANIN COSTITUISCE LA REPUBBLICA A VENEZIA E IL GIORNO SUCCESSIVO ANCHE MILANO SI RIBELLA RIUSCENDO A CACCIARE GLI ASBURGICI CON 5 GIORNI DI GUERRIGLIA CITTADINA E FORMANDO UN GOVERNO PROVVISORIO CON A CAPO CARLO CATTANEO…..

……1850 CAVOUR (CASINI) E IL GRANDE PARTITO DI CENTRO

ENTRO’ NEL GOVERNO D’AZEGLIO (REGNO DI SARDEGNA) CAMILLO BENSO CONTE DEI CASINI CHE ASSUNSE SUBITO UN RUOLO DI PRIMO PIANO. LA SUA MOSSA VINCENTE FU LA STESURA DI UN PATTO DI ALLEANZA TRA I GRUPPI DI MODERATI DI DESTRA (CENTRO-DESTRA DI CUI FACEVA PARTE) E I GRUPPI DI MODERATI DI SINISTRA GUIDATI DA RATTAZZI, NE DERIVO’ UN FORTE E MAGGIORITARIO GRUPPO DI CENTRO….

sabato 4 dicembre 2010

wikileaksnews

WikiLeaks.ch: il portale rimane a galla grazie alla Svizzera


Pubblicato da Diego in Internet, Sicurezza Informatica. Sabato, 4 Dicembre 2010.

WikiLeaks rimane in vita grazie allo stato neutrale per eccellenza ossia la Svizzera: da WikiLeaks.org ormai definitivamente chiuso e bandito, si segnala l’apertura di WikiLeaks.ch che porta tutta l’ingente e scottante documentazione su server elevetici aggirando così le ultime difficoltà. La società americana EveryDNS.net aveva infatti seguito gli ordini internazionali e aveva bannato il portale e la stessa Amazon aveva chiuso le porte dei propri server. Sintomo che anche se forse le ultime informazioni diffuse non erano così sconvolgenti, quelle passate e soprattutto quelle ancora inedite preoccupano molto le nazioni.

WIKILEAKS: ASSANGE, FILE CONSEGNATI A 100MILA PERSONE
(AGI) Londra - L'archivio dei documenti di Wikileaks e' stato consegnato in forma criptata a 100mila persone in diversi Paesi. Lo ha detto Julian Assange, rispondendo alle domandei dei lettori del Guardian. "Se succede qualcosa a noi e non dovessimo essere piu' raggiungibili - ha spiegato il fondatore di Wikileaks - una chiave elettronica verrebbe inviata via web e i file sarebbero resi leggibili. La storia vincera'.
Riusciremo a sopravvivere? Dipende da voi", conclude Assange.

Assange: Amazon Codardi e Bugiardi + Video Bunker Svedese


Amazon è il gestore dei server che fino a poco tempo fa garantivono l’host al servizio no-profit di Assange sotto domimio wikileaks.org.

Le evidenti ripercursioni che in questi giorni stanno avendo le notizie dei files di Wikileak, evidentemente non sono piaciute agli Usa e neanche a Amazon.
“Codardi“: Julian Assange bolla con quest’aggettivo Amazon, colpevole di aver estromesso dai propri server Wikileaks ipotizzando in una nota una violazione delle proprie regole di comportamento.
“Il comunicato stampa di Amazon non è compatibile con i fatti di pubblico dominio. E’ una cosa da codardi, una bugia”. Wikileaks è stato poi “sfrattato” anche da Tableau Software, il sito è rimasto oscurato per sei ore prima di ricomparire con un nuovo dominio svizzero, wikileaks.ch.
La scelta di andare su Amazon, ha spiegato Assange rispondendo in chat alle domande dei lettori del Guardian, fu fatta per testare la libertà di stampa negli Stati Uniti.
L’astuzia di Assange, però, si comprende molto bene da quello che chiarisce poco dopo sempre in chat:
“Dal 2007″, ha affermato, “ci siamo deliberatamente piazzati su diversi server in luoghi che ritenevamo deficitari quanto a libertà di espressione, soprattutto per quel che riguarda la differenza tra la retorica e la realtà. Amazon era uno di questi”.
Negli scorsi giorni infatti il sito si era trasferito su server svizzeri, a causa anche degli incessanti attacchi DdoS al portale(arrivati fino a 10 Gigabits per second!).
Amazon risponde che gli evidenti attacchi stavano compromettendo l’infrastruttura dei server ma i collaboratori di Wikileaks rispondono su Twitter cosi:
“Se Amazon è così a disagio con il Primo Emendamento dovrebbero uscire dal mercato della vendita dei libri“, ha stoccato WikiLeaks via Twitter.
Il primo emendamento riguarda appunto la libertà di stampa negli USA.

giovedì 25 novembre 2010

SIGLA DI CHIUSURA...

...SU GOVERNO BERLUSCAZZO 3...PENSO SIA ADATTA
*Ruby Tuesday è un soprannome dato da Mick Jagger e Keith Richards ad una ragazza di cui si erano entrambi innamorati alle scuole elementari (frequentate insieme a Dartford nel Kent). Letteralmente significa "il rubino del martedi"

(Jagger/Richards)

She would never say where she came from
Yesterday don't matter if it's gone
While the sun is bright
Or in the darkest night
No one knows
She comes and goes

Goodbye, Ruby Tuesday
Who could hang a name on you?
When you change with every new day
Still I'm gonna miss you...

Don't question why she needs to be so free
She'll tell you it's the only way to be
She just can't be chained
To a life where nothing's gained
And nothing's lost
At such a cost

There's no time to lose, I heard her say
Catch your dreams before they slip away
Dying all the time
Lose your dreams
And you will lose your mind.
Ain't life unkind?

Goodbye, Ruby Tuesday
Who could hang a name on you?
When you change with every new day
Still I'm gonna miss you...

Lei non dice mai da dove viene
ieri non importa se é passato
mentre il sole splende
o nella notte scura, nessuno lo sa
lei viene e va

Arrivederci Ruby Tuesday
chi puo darti un nome
se cambi ogni giorno
mi manchi sempre

nessuna domanda sul perché lei vuole essere libera
Oh, ti dirà che é l’unico modo di essere yeah
Lei non puo essere incatenata
ad una vita dove non si ottiene niente
e niente é perso, a un tale costo

non c’é tempo da perdere, l'ho sentita dire
prendi i tuoi sogni prima che scivolino via, lontano
morendo
Perdi i tuoi sogni
e perderai la testa
ingiusta la vita vero?

venerdì 7 maggio 2010

IL CULO DI ALPEROLI


BOTTA DI FORTUNA DEL NEO ASSESSORE ALLA CULTURA DEL COMUNE DI MODENA ( RICORDIAMO CHE ROBBY E' STATO + VOLTE SINDACO DI CASTELNUOVO) CON QUESTO RITROVAMENTO SAPRA' COSA FARE DI BUONO NEI PROSSIMI TEMPI!

TROVATO DIPINTO DI RAFFAELLO IN UN DEPOSITO DI MODENA

GUARDA IL DIPINTO INTERO:

http://multimedia.quotidianonet.ilsole24ore.com/?tipo=photo&media=15452

Modena, 7 maggio 2010. Il volto reclinato, le palpebre socchiuse. Da anni il ritratto languiva nei depositi della Galleria Estense di Modena. Ma quella testa di donna, per tutti una copia, è subito parsa raffaellesca, ‘troppo raffaellesca’ al soprintendente Mario Scalini. Tanto da predisporre un approfondito esame, affidato alla restauratrice fiorentina Lisa Venerosi Peciolini. E i test non hanno deluso le aspettative. «Il dipinto è del maestro di Urbino, frammento superstite della prima redazione della celeberrima ‘Madonna della Perla’ oggi conservata al museo del Prado di Madrid», assicura Mario Scalini, soprintendente ad interim di Modena e Reggio Emilia e titolare della soprintendenza di Siena e Grosseto, che si occupa, tra l’altro, del progetto di allestimento del Palazzo Ducale di Sassuolo e della valorizzazione della Galleria Museo e Medagliere Estense di Modena. «Non appena ho avuto sotto gli occhi il dipinto, una tavola di 35 per 30 centimetri, ho pensato quanto quella ‘copia’ fosse particolare — sottolinea lo studioso — . Il primo indizio è stato il tratto finissimo del disegno, ma a mettermi sulla strada giusta anche la cornice, una superba cornice ‘di galleria’ secentesca, inusuale se la ‘testa’ fosse stata di poco pregio».

«Il fatto che la tavola con il dipinto fosse stata più volte restaurata, nel ’600 e nell‘800, sottolinea come fosse tenuta in considerazione — interviene la restauratrice, attualmente ‘custode’ del capolavoro ritrovato — . Le analisi effettuate sotto gli strati di restauro, che hanno via via nei secoli addolcito la figura rendendola più affine ai gusti successivi, hanno poi potuto svelare il disegno originario e non smentire l’intuizione di Scalini».

Alla fine delle indagini la ‘Perla modenese’, appare impostata da Raffaello e condotta a perfezione dopo la sua morte, con pochi tocchi, dall’allievo Giulio Romano. «Si tratta della seconda opera di Raffaello conservata in Emilia Romagna — conclude Scalini — . Dopo ‘Santa Cecilia’, orgoglio di Bologna, adesso spunta la Perla modenese».